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Lunedì, 8 Agosto 2022
Cronaca Fortino / Piazza Palestro

Operazione Koala, la droga venduta al Caf in piazza Palestro e la consegna al "Duemila"

Vendita di marijuana, cocaina e crack, gestita da dentro le mura del carcere di Caltagirone tramite il faccia a faccia con i sodali durante i colloqui e con l'ausilio di microtelefonini recapitati all'interno della casa circondariale. Il quadro emerge dall'inchiesta antidroga condotta dai carabinieri di Gravina di Catania

"Caciotte" o "documenti". Si riferivano così alcuni dei 17 indagati, secondo la ricostruzione degli inquirenti nell'inchiesta antidroga denominata Koala, alle partite di droga che venivano consegnate in buste e recapitate agli acquirenti nella buca delle lettere, in supermercati ed edicole. Perfino in un Caf, ovvero un centro di avviamento fiscale siglato Ugl in piazza Palestro. Un vero e proprio mercato della droga, anche a domicilio. Vendita di marijuana, cocaina e crack, gestita da dentro le mura del carcere di Caltagirone tramite il faccia a faccia con i sodali durante i colloqui e con l'ausilio di microtelefonini recapitati all'interno della casa circondariale. Il quadro emerge dall'inchiesta antidroga condotta dai carabinieri di Gravina di Catania che ha acceso i riflettori su una presunta organizzazione criminale dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti operante nel territorio di San Giovanni La Punta e nei vicini paesi etnei.

Sono 17 i nomi degli indagati che compaiono nell'ordinanza di misura cautelare emessa dalla giudice per le indagini preliminari Simona Ragazzi. Tra questi ci sono anche Gaetano Rizzo e Gioacchino Joy Strano. Detenuti nella casa circondariale di Caltagirone dal 2021, i due avrebbero pianificato la gestione dello spaccio di cocaina nel Caf di piazza Palestro, nella zona meglio nota come "Futtinu". Stando a quanto risulta dai brogliacci delle intercettazioni, la consegna di cocaina sarebbe evvenuta regolarmente negli uffici del patronato "perché - si legge nelle carte dell'inchiesta - era un luogo che aveva garantito una certa impunità a Salvatore Strano (titolare dell'attivita, ndr) perché una volta uscito dai locali del patronato la responsabilità sarebbe stata tutta dell'acquirente".  

Una circostanza che però non rassicurava proprio tutti e che, complice i timori di essere interecettati, avrebbe spinto Nicola Crisafi, preoccupato di un possibile arresto, a chiedere la consegna della droga al cosiddetto "Duemila", in riferimento alla zona adesso conosciuta come "Due Obelischi". Luogo, quest'ultimo, a metà tra il Caf di Salvatore Strano e San Giovanni la Punta dove invece abitava Crisafi. La consegna, però, differiva dalle modalità classiche e proprio le dinamiche differenti esigevano una comunicazione a Giocchino Strano e a Gaetano Rizzo, "veri supervisori", come li definiscono gli inquirenti, che dal carcere seguivano le operazioni fino alla consegna del quantitativo di stupefacente. "Amore...sta venendo incontro al duemila quello dei documenti", è il tenore della telefonata di Lorena Livio al compagno Rizzo. "Perché dovete sempre fare di testa vostra, se io ti dico che deve andare così, deve andare così", replicava stizzito Rizzo direttamente dal carcere. 

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