Operazione "showroom", concessionaria di auto rubate: 5 arresti

Il gruppo agiva su ordinazione: arrivato l'ordine da "clienti" di Agrigento rubavano auto su commissione. La vettura veniva poi "riciclata" e venduta al richiedente a un prezzo fuori mercato. Cinque arresti, tre dei quali ai domiciliari, e altrettanti obblighi di dimora

Questa mattina agenti della Squadra Mobile, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, hanno eseguito un ordinanza nei confronti di 10 persone ritenute responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di furti di autovetture e ricettazione delle medesime.

L'operazione denominata "Showroom" - perchè il gruppo era organizzato come una concessionaria di auto - ha portato a cinque arresti, tre dei quali ai domiciliari, e altrettanti obblighi di dimora.

Il gruppo agiva su ordinazione: arrivato l'ordine da "clienti" di  Agrigento rubavano auto su commissione. La vettura veniva poi  "riciclata" e venduta al richiedente a un prezzo fuori mercato. 

Si tratta dell’epilogo di una laboriosa indagine coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania che ha comportato, tra l’altro, un complesso lavoro di intercettazione e decriptazione delle conversazioni tra due rappresentanti di un’organizzatissima rete criminale capace di procurare – ovviamente rubandole – qualunque tipo di auto che veniva successivamente “modificata” e reimmessa sul mercato.

Era, infatti, S.N. che, dalla Città dei Templi, telefonava a O.P. o ad A.Z. utilizzando frasi convenute, come “acquistare presso l’autosalone” o “showroom”, che nulla avevano a che vedere col mercato dell’auto, ma che rappresentavano veri e propri “mandati” che indicavano il furto (“acquistare presso l’autosalone”) e il luogo dove lo stesso doveva avvenire (lo “showroom”). Che lo “showroom” fosse la città di Catania, gli uomini della Squadra Mobile lo  avevano compreso subito; più difficile è stato individuare gli altri componenti della banda criminale che da Agrigento arrivava a “ordinare” una determinata vettura indicandone il modello, il colore e persino l’anno di fabbricazione. E, tra le più richieste, le piccole, ma ambitissime, Fiat Panda e 500.

A Catania, non si perdeva tempo: la loro organizzazione utilizzava strumenti tecnologici, come le “centraline elettroniche” contraffatte, che non lasciavano scampo neanche ai sistemi di localizzazione satellitare.
 

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