Cronaca

Gli immobili dello Iacp erano "cosa loro", il cugino del boss: "A noialtri ce li assegnano"

Uno degli spaccati aperti dall'operazione Sipario è quello della gestione dei locali dell'Istituto Autonomo Case Popolari. Con le "conoscenze" giuste Buda, cugino del boss Orazio Privitera, era riuscito a influenzare la redazione delle pratiche per ottenere un immobile

Gli immobili dello Iacp erano "cosa loro" o, quantomeno, riuscivano ad essere beni nella disponibilità della famiglia Buda in barba alle graduatorie, alle leggi e a coloro i quali aspettano da anni l'assegnazione. Ciò che emerge dall'operazione delle fiamme gialle Sipario è un quadro accusatorio di connivenze e di rapporti che avrebbero portato concreti vantaggi agli esponenti dei clan. Rapporti che Orazio Buda, legato al gruppo del cugino Orazio Privitera - esponente di spicco del clan Cappello Carateddi -, avrebbe avuto con tre vigili urbani finiti in manette ma anche con i vertici dello Iacp.

In particolare il gip Luigi Barone, nell'ordinanza di circa 170 pagine, rileva alcuni episodi relativi all'influenza dei Buda sugli uffici pubblici per ottenere la disponibilità degli immobili dello Iacp. Nello specifico un episodio riguarda l'assegnazione di un locale commerciale nella zona del villaggio Sant'Agata ad Alison Buda, nipote di Orazio, e nella vicenda sono coinvolti i tre vigili urbani finiti agli arresti: Giuseppe Longhitano, Attilio Topazio e Francesco Campisi. Questi ultimi, tramite delle false relazioni di servizio, avrebbero consentito di mettere in pratica le "mire" della famiglia Buda, la quale sostanzialmente aveva già occupato quel locale commerciale senza titolo e per giunta lo aveva sub affittato ad un'altra persona che vi aveva aperto una rivendità di caffé.

L'occupazione e la "gestione" abusiva, che fruttava circa 300 euro al mese, erano andate avanti senza intoppi sino a quando lo Iacp ha avviato un censimento degli immobili occupati anche senza titolo per poter eventualmente instradare una richiesta di regolarizzazione del rapporto di locazione con l'ente. Per questo motivo i vigili urbani, a metà del 2018, avevano effettuato un controllo anche nel locale del villaggio Sant'Agata (in zona B). Un controllo che ha portato scompiglio in famiglia: le intercettazioni dei finanzieri hanno registrato un dialogo tra Orazio Buda e la cognata Angela La Magna (madre di Alison Buda) sulla questione. La donna, infatti, aveva rivelato di essere preoccupata per la sorte dell'immobile alla luce delle dichiarazioni rese ai vigili dalla titolare della rivendita di caffé che occupava l'immobile e che le versava un canone. 

"Un casino ha combinato perché ha detto a quello 'io pago l'affitto a quella signora'", diceva al cognato Angela La Magna temendo di perdere la possibilità data dallo Iacp di poter ottenere l'assegnazione dell'immobile. Infatti un requisito fondamentale era quello di dimostrare di aver occupato personalmente l'immobile e di non averlo dato in subaffitto.

I contatti con i vigili urbani

Così Buda si era attivato subito e aveva istruito la commerciante su cosa dire a un prossimo controllo; sostanzialmente doveva affermare di essere una dipendente della signora La Magna. Poi i due cognati avevano appreso che la pattuglia dei vigili urbani che aveva espletato il controllo intendeva denunciare la commerciante che, di fatto, occupava l'immobile in maniera del tutto abusiva. Ciò avrebbe significato perdere l'immobile per sempre.

Orazio Buda da quel momento ha iniziato ad attivare tutti i suoi canali istituzionali per "difendere" l'immobile. In prima battuta ha contattato una dirigente dello Iacp fissando un appuntamento e subito dopo ha tranquillizzato la cognata con parole inequivocabili sull'assegnazione: "A noialtri ce l'assegnano, il bando...non è di nessuno ed è assegnata a voialtri". Buda, come si rileva nelle carte dell'inchiesta, nel corso dell'incontro con la dirigente dello Iacp, ha anche avuto modo di parlare con il direttore dell'istituto chiedendogli anche indicazioni sul comportamento da tenere in caso di nuovi controlli della polizia municipale.

E' lo stesso direttore dello Iacp a dire loro che avrebbero dovuto confermare l'avvenuta occupazione dell'immobile, sottolineando di non investire nessun altro della gestione della faccenda e affermando che la gestione dei locali era di sua pertinenza. "Sistemata" la questione con lo Iacp, Orazio Buda si è poi attivato per agganciare i vigili urbani e ha contattato Francesco Campisi, un membro della polizia municipale, spiegandogli del sopralluogo dei suoi colleghi e della relazione scritta in cui si attestava l'occupazione da parte della commerciante e non della cognata.

Quest'ultima circostanza avrebbe infatti impedito l'assegnazione dell'immobile in favore della La Magna, mancando il requisito previsto dallo Iacp della pregressa occupazione del bene. Buda, particolarmente contrariato per la "visita" dei vigili urbani, ha chiesto così a Campisi un incontro con il vigile che aveva compiuto il sopralluogo (Longhitano) per cercare di convincerlo a sottoscrivere un falso verbale. Così, come rilevano le intercettazioni che sono agli atti dell'inchiesta, il 12 aprile del 2018 è avvenuto un incontro tra Buda e Campisi in piazza Stesicoro: il vigile aveva rassicurato il cugino del boss e quindi nel verbale non sarebbe comparsa l'occupazione dell'immobile del villaggio Sant'Agata da parte della commerciante: "Longhitano è un amico nostro - dice Campisi -  allora lui che ci mette che non trova a nessuno, che è chiusa".

Il verbale cambiato

E in effetti agli atti risulta proprio questo: i vigili hanno scritto che la bottega del villaggio Sant'Agata era sempre chiusa. Così gli inquirenti hanno accusato i vigili urbani - Topazio e Longhitano - in concorso con Campisi e Buda, di falso ideologico. In una conversazione successiva, dell'agosto 2018, emerge un nuovo contatto tra Campisi e Buda per far firmare ad Alison Buda un verbale che attestava l'occupazione dell'immobile sin dal novembre del 2017. Un verbale contenente, anche in questo caso, dati non veritieri in quanto la commerciante di caffé "sorpresa" dai vigili urbani nel locale dello Iacp aveva stipulato proprio nel 2017 un contratto con una compagnia telefonica per la rete internet. 

L'influenza di Orazio Buda sullo Iacp deriva, come si legge nell'ordinanza, "dal rapporto privilegiato con il direttore dell'ente". Un rapporto che si nutriva anche di doni pregiati. Infatti Buda aveva portato in regalo al direttore un quadro realizzato dall'artista augustano Vittorio Ribaudo (vittima, tra l'altro, di estorsioni). Un quadro che serviva - come si legge nell'ordinanza - come "una sorta di corrispettivo, seppur minimo, per la disponibilità ricevuta anche nel procedimento di assegnazione dell'immobile commerciale in favore della nipote Alison Buda".

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