Ordigno sotto l'auto di un avvocato di Pachino, indaga la Dda di Catania

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Catania condotte dagli agenti guidati da Maria Antonietta Malandrino, hanno portato all'arresto di tre persone. Una quarta è ricercata

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Catania condotte dagli agenti guidati da Maria Antonietta Malandrino, hanno portato all'arresto di tre persone con l'accusa di aver messo un ordigno rudimentale, nel dicembre 2017, sotto l'autovettura dell'avvocato Adriana Quattropani a Pachino. Il legale, in qualità di curatore fallimentare stava ponendo i sigilli a un distributore di benzina gestito dalla ditta della moglie di Giuseppe Vizzini.

Gli arrestati sono Giuseppe Vizzini, 54 anni, e i figli Simone e Andrea, di 29 e 24 anni. I tre, ritenuti dagli investigatori vicini al clan Giuliano, si trovano nel carcere di Bicocca, a Catania, mentre un quarto uomo, Giovanni Aprile, 40 anni, è attualmente ricercato.

L'attentato e le intercettazioni

Gli investigatori hanno ricostruito quanto accaduto in piazza Indipendenza grazie alle telecamere che riprendono le fasi dell'attentato, compreso l'acquisto di un accendino poco prima dell'esplosione. Poi ci sono le intercettazioni telefoniche tra Giuseppe Vizzini e Salvatore Giuliano e alcune testimonianze. L'avvocato nel febbraio precedente all'attentato, quando si era recata per la prima volta a Pachino, aveva ricevuto minacce.

Le minacce di morte al giornalista Paolo Borrometi

Il proposito espresso dal boss di Pachino Salvatore Giuliano, intercettato dalla polizia, è recente, risale al gennaio scorso. Un mese dopo, il 20 febbraio, Giuseppe Vizzini, scrive il Gip nell'ordinanza, "alludeva minacciosamente ancora a Borrometi" che "picca n'avi" ("Poco ne ha"). "Vedi ti ho minacciato di morte. Ormai siamo attaccati da un giornalista, droga, estorsione, mafia, clan, quello, l'altro...". Vizzini, scrive ancora il Gip, "commentava con i figli le parole di Giuliano il quale, forte dei suoi legami con i Cappello di Catania, per eliminare lo scomodo giornalista stava per organizzare un'eclatante azione omicidiaria".

Ascoltato dalla polizia Giuseppe Vizzini dice: "...se sballa... se sballa che deve succedere, picciotti. Cosa deve succedere, picciotti... casa affittata a Pozzallo, quindici giorni... via, mattanza per tutti e se ne vanno. Scendono una decina, una cinquina, cinque, sei catanesi, macchine rubate, una casa in campagna, uno qua, uno qua... la sera appena si fanno trovare, escono... dobbiamo colpire a quello, bum, a terra! E qua c'e' un iocufocu (fuochi d'artificio, ndr)! Come c'era negli anni 90, in cui non si poteva camminare neanche a piedi... Ogni tanto un murticeddu vedi che serve, c'e' bisogno, cosi' si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli, tutti i mafiosi, malati di mafia! Un murticeddu...".

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