Ospedali come campi di guerra. Troppi infermieri non più vittime delle aggressioni ma sopravvissuti. La sigla sindacale Fsi-Usae ricevuta oggi all'Ars

Fsi-Usae scrive per chiedere interventi urgenti ai Ministeri dell'Interno e della Salute, alle nove Prefetture e all'assemblea regionale siciliana che oggi ha provveduto a convocare celermente in audizione alla Regione.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

Non c’è pace per gli ospedali siciliani, oltre il caos e intasamento dei pronti soccorso, si registrano con un aumento esponenziale episodi di violenza che hanno visto infermieri, medici e personale sanitario vittime di aggressioni da parte di pazienti e/o dai loro parenti. Di pochi giorni fa, e’ la notizia di un’ennesima aggressione subita da un'infermiera, anche minacciata con un coltello all'ospedale di Cristina di Palermo da parte di un paziente che non voleva attendere. 

Fsi-Usae scrive per chiedere interventi urgenti ai Ministeri dell'Interno e della Salute, alle nove Prefetture e all'assemblea regionale siciliana che oggi ha provveduto a convocare celermente in audizione alla Regione.

Maggiore sicurezza, è la richiesta portata stamattina alla VI commissione regionale alla Sanità all’Assemblea Regionale Siciliana dai sindacalisti della Fsi-Usae, Coniglio Calogero Coordinatore Nazionale Fsi-Usae, Cirignotta Maurizio, Alfio Casabianca e Intravaia Salvatore dirigenti sindacali della Fsi-Usae ascoltati dal Presidente della Commissione Sanità On. Pippo DiGiacomo, On. Vincenzo Fontana e dall'On. Cappello Francesco.

Richiesta di misure concrete: urgenti i soldi da utilizzare per garantire le guardie giurate di notte e nei festivi, quando il picco di casi sotto l'effetto di droga e alcol aumenta il rischio di aggressioni, e strutturali in tutti gli ospedali siciliani, informazioni dei cittadini sul ruolo e le funzioni degli infermieri attraverso l’affissione negli spazi pubblici e all’interno delle strutture sanitarie di manifesti, formazione del personale per rispondere adeguatamente alle situazioni ritenute pericolose, sollecitazioni alle aziende sanitarie ad attuare quanto previsto dalla Raccomandazione N. 8 del Ministero della salute del novembre 2007 "Prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari” disattesa dalla maggior parte delle aziende

A questa segreteria giungono le segnalazioni di infermieri aggrediti, minacciati, costretti a lavorare nella paura. "Serve un tavolo permanente, con la Regione e le forze dell'ordine, per trovare soluzioni e monitorare un fenomeno ampiamente tralasciato - dichiara Calogero Coniglio -Abbiamo giù avuto incontri con le prefetture Catania e Palermo, con il Questore di Catania, denunciato alle 9 procure, 2 interrogazioni parlamentari a Camera e Senato ai Ministri Interno e Salute, ai sindaci che sono stati latitanti. Il fenomeno desta tanta più attenzione se si considerano le conseguenze che da esso derivano; shock, incredulità, senso di colpa, aumento dei livelli di stress: sono solo alcuni degli effetti che ciascun episodio può avere su ogni operatore coinvolto".

Coniglio conclude l’audizione con una provocazione: "Se non ci sono i soldi per assumere guardie giurate, interventi strutturali e di prevenzione, invitiamo a la Regione almeno a comprare 46mila fischietti da distribuire agli operatori in modo che possano chiedere aiuto".

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