Ospedali, la Cisl: "Bene il San Marco ma per gli altri carenza di personale"

L'allarme del sindacato lanciato in occasione dell'esecutivo provinciale

"L’apertura dell’ospedale San Marco è un’ottima notizia per la sanità catanese, ma siamo molto preoccupati per l’impatto dei pensionamenti che dal primo luglio potranno ulteriormente impoverire gli organici di molti altri nosocomi già carenti di personale».

È l’allarme lanciato da Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl di Catania, in occasione dell’esecutivo provinciale del sindacato tenutosi oggi alla presenza del segretario regionale Sebastiano Cappuccio. «Dai dati in nostro possesso – spiega Attanasio – alla cosiddetta “Quota 100”, che prevede una finestra mobile al 1° luglio, stanno ricorrendo in gran parte figure professionali tra i medici e personale sanitario in forza ai nosocomi del territorio etneo. Tutto ciò, assieme alle mancate assunzioni e al conseguente blocco del turn over, comporterà inevitabili difficoltà per l’organizzazione del lavoro e dei turni e, temiamo, potrebbe portare anche alla chiusura dei reparti con gravi ripercussioni sui servizi forniti ai cittadini, già sottoposti ai gravi disagi dovuti alle lunghe attese nei pronto soccorso e nelle prenotazioni per visite specialistiche ed esami strumentali».

«Sarebbe un ulteriore danno – rimarca il segretario della Cisl catanese- che si aggiunge alla beffa di un territorio, come quello, etneo che conta il maggior numero di strutture ospedaliere e, sulla carta, dei presidi di medicina territoriale rispetto al resto dell’Isola ma dove non si bandiscono concorsi per il personale sanitario. Sarebbe il caso, che la catanese ministro della Sanità prestasse maggiore attenzione proprio a questi particolari e non si limitasse solo a farsi guidare in passerelle precostituite, lontane dalle carenze croniche della sanità catanese e siciliana».

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Ma le difficoltà di Catania non si fermano alla sola sanità. Dagli interventi dei segretari delle federazioni di categoria emergono tutte le difficoltà legate allo stato dissesto del Comune capoluogo e alle conseguenze sul tessuto sociale ed economico dell’intero territorio: dal blocco dei lavori per le infrastrutture e la zona industriale evidenziate da Turrisi (Filca) e Nicastro (Fim), alla crisi delle società partecipate e dell’Amt ricordate da Ponzo (Fisascat) e Torrisi (Fit); dalle difficoltà delle aziende agricole fornitrici della GDO sottolineate da Di Paola (Fai) ai tagli alla cultura e al teatro Bellini denunciati da D’Amico (Fistel); dai disagi della popolazione anziana lamentati da Lombardo (reggente Fnp Pensionati) alla carenza di alloggi di edilizia pubblica ribadita da Nicolosi (Sicet); dai problemi dei consumatori e dei lavoratori dei servizi energetici richiamati da Anello (Adiconsum) e Passanisi (Flaei) ai dati statistici del patronato rivelati da Salanistri (Inas). A preoccupare è anche la politica nazionale e l’assetto complessivo del sistema-Regione, come affermato da Cappuccio. «Assistiamo a una politica che punta a semplificare i problemi e a rispondere in chiave elettorale, con provvedimenti che aumentano il debito non finalizzato agli investimenti produttivi ma a soddisfare la pancia dell’elettorato. «In Sicilia – ha ricordato – siamo appesantiti da in debito residuo nei confronti dello Stato aggravato dal prelievo forzoso deciso dai passati governi e da un assetto istituzionale in grande difficoltà. È, ad esempio, il caso delle ex Province, figlio della riforma Del Rio mai attuata: enti di area vasta che vegetano in una situazione di stallo finanziario, per il blocco di risorse per 280 milioni di euro, e di competenze, che finisce per ripercuotersi sulle prestazioni sociali».

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