Ospedali, operatori di pulizia in rivolta: "Ritirare i licenziamenti"

A rischio 91 unità di personale attualmente impiegate nei servizi di pulizia e sanificazione nelle strutture ospedaliere di Catania “Vittorio Emanuele”, “Ferrarotto” e “Santo Bambino”

“Chiediamo a Rekeep di ritirare la pratica avviata per il licenziamento collettivo di 91 unità di personale attualmente impiegate nei servizi di pulizia e sanificazione nelle strutture ospedaliere di Catania “Vittorio Emanuele”, “Ferrarotto” e “Santo Bambino”, considerato che gli esuberi ad oggi dichiarati sono eccessivi. Il dato odierno, infatti, non considera che quasi la totalità degli impiegati considerati da licenziare, stanno ancora continuando ad operare in reparti funzionanti e non si comprende il motivo per cui debbano perdere il loro posto di lavoro.”

Lo dice a chiare lettere il responsabile del settore multiservizi e servizi integrati della federazione Ugl igiene ambientale, Salvo Strano, annunciando l’apertura della procedura di raffreddamento da parte della sigla sindacale insieme a Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uil trasporti e Uiltucs. “Abbiamo chiesto una nuova convocazione al Prefetto, sua eccellenza Claudio Sammartino, poiché siamo di fronte ad una vicenda anomala, considerato che non sussistono gli estremi per arrivare ad un numero così alto di personale da licenziare. Nonostante la chiusura di qualche reparto, in questi mesi si è verificato il continuo ricorso agli straordinari con l’azienda ospedaliera “Policlinico – Vittorio Emanuele” che ha accordato anche la lavorazione di ore supplementari rispetto a quelle previste nel capitolato d’appalto, per esigenze strutturali – continua Strano".

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"In più, a quanto si è appreso nelle scorse settimane, tra non molto aprirà una parte dell’ospedale San Marco e questi lavoratori potranno continuare ad operare in quella struttura. Non vorremmo, quindi, che i tanto paventati licenziamenti, invece, nascondano un mancato accordo tra le aziende che hanno preso i servizi in appalto attraverso l’associazione temporanea di imprese che hanno costituito. Una diversa distribuzione degli spazi dove operare, tra le stesse società, potrebbe avere determinato equilibri diversi e, quindi, ad avere meno spazio potrebbe essere stata la Rekeep che, adesso, non sa più dove mettere i suoi dipendenti. A nostro avviso – conclude il sindacalista – ciò che sta accadendo non può essere tollerabile, perché i presunti problemi della ditta non possono di certo essere scaricati sulla pelle di 91 famiglie. Auspichiamo, quindi, che durante la prossima riunione si trovi un accordo per salvaguardare i livelli occupazionali ed evitare un’ecatombe, in ogni caso siamo già pronti a dare avvio a tutte le iniziative di protesta necessarie allo scopo di affermare i diritti di questi lavoratori.”

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