Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Paternò, estorsione da 2mila euro per un furto nella casa "sbagliata": cinque arresti

Un giovane ladro è stato accusato da alcuni noti soggetti criminali, di aver portato via delle armi da un casolare di campagna. La richiesta estorsiva di 2mila euro come risarcimento è stata accompagnata da pesanti intimidazioni anche nei confronti del padre

I carabinieri di Paternò hanno eseguito, su ordine della Procura etnea, una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Catania nei confronti di cinque persone, tutti accusati di estorsione in concorso pluriaggravata. Tra i soggetti coinvolti c'è Giuseppe Amantea, già definitivamente condannato quale appartenente al clan “Santapaola Ercolano” e fratello di Francesco Amantea attualmente detenuto e sottoposto al 41bis. Gli altri quattro soggetti coinvolti sono Barbaro Messina, braccio destro di Giuseppe Amantea, Filippo Cunsolo, il figlio Rosario Cunsolo ed il nipote Consolato Emanuele Pedalino.

Le indagini hanno preso le mosse dalla denuncia presentata nello scorso giugno da un uomo residente a Paternò, spaventato dalle pesanti minacce e violenze subite. Ha  infatti riferito ai carabinieri che il figlio minorenne qualche giorno prima, nel compiere un furto dentro un casolare abbandonato, aveva trovato delle munizioni che aveva consegnato successivamente a Pedalino. Quest’ultimo, accusandolo di aver rubato anche alcune armi nascoste, pretendeva la cifra di 2mila euro per il presunto danno subito, colpendo il minore con schiaffi e con un frustino da cavallo e minacciandolo di ulteriori conseguenze. Successivamente il padre del giovane ladro, nella centralissima via Teatro di Paternò, è stato aggredito con schiaffi e pugni da Rosario Cunsolo, insieme al padre Filippo Cunsolo, che ha ribadito la richiesta estorsiva, già avanzata da Pedalino.

La vittima siè rivolta quindi a Barbaro Messina e Giuseppe Amantea, chiedendo loro di intervenire quali intermediari, in virtù del loro carisma criminale. Tuttavia i due, seppure intervenuti, hanno 'messo il carico' costringendo la vittima a consegnare un acconto di 500 euro a Barbaro Messina, che doveva poi riversarla a Cunsolo. Le indagini, svolte anche attraverso attività tecnica di intercettazione e servizi di osservazione controllo e pedinamento, hanno permesso di riscontrare le dichiarazioni convergenti delle due vittime, ed accertare il pieno coinvolgimento di tutti i destinatari di misura nel concorso nell’estorsione. Il giudice per le indagini preliminari ha applicato la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di Giuseppe Amantea, Barbaro Messina, Filippo Cunsolo, Rosario Cunsolo ed Consolato Emanuele Pedalino.

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