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Cronaca

L'impero miliardario di Matteo Messina Denaro

Si stima un patrimonio di 4 miliardi di euro, con ricavi provenienti da diversi settori: dalle rinnovabili ai supermercati, tutti gli affari che conosciamo di Matteo Messina Denaro

liardi di euro, così tanti che sono difficili da quantificare con esattezza. Dopo 30 anni di latitanza interrotti con l'arresto del 16 gennaio 2023, il patrimonio di Matteo Messina Denaro si è fatto imponente e sfaccettato in più pezzi, difficili da ricomporre anche per gli investigatori. Una stima, per difetto, dei guadagni di una vita di traffici di droga, estorsioni, riciclaggio nei settori più disparati si può azzardare sulla base di quel che lo Stato, negli anni, è riuscito a sottrarre al padrino di Castelvetrano e ai suoi prestanome. Si parla di quasi 4 miliardi di euro. La maggior parte degli affari del padrino della mafia si sono concentrati in Sicilia, con alcune eccezioni. 

I soldi della mafia in giro per il mondo

Gli affari di Messina Denaro sarebbero arrivati anche in Venezuela, regno dei clan Cuntrera e Caruana che da Siculiana, paese dell'agrigentino, colonizzarono Canada e Sudamerica imponendo il loro monopolio sul narcotraffico. Un pentito "minore", Franco Safina, raccontò che Messina Denaro aveva ricavato un tesoro in Venezuela investendo 5 milioni di dollari in un'azienda di pollame.

Per gli inquirenti si trattava di un evidente escamotage per riciclare i proventi del traffico di stupefacenti. E di Venezuela parlò anche il collaboratore di giustizia Salvatore Grigoli, il killer di don Pino Puglisi. Ferito in un attentato, si era nascosto ad Alcamo, nel trapanese. "Se vuoi, per un certo periodo te ne vai in Venezuela e stai tranquillo", gli avrebbe detto il padrino che, sospettano gli inquirenti, in Sudamerica come pure in Tunisia sarebbe andato anche da latitante.

Gli affari di Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro ha guadagnato parecchio dagli investimenti nelle energie rinnovabili, in particolare nell'eolico, settore "curato" per il boss dall'imprenditore trapanese Vito Nicastri, l'ex elettricista di Alcamo e pioniere dell'industria verde in Sicilia, che per anni avrebbe tenuto le chiavi della cassaforte del capomafia.

Poi c'è l'edilizia e la grande distribuzione, attraverso la "6 Gdo" di Giuseppe Grigoli, il salumiere diventato in poco tempo il re dei Despar in Sicilia al quale furono sequestrati beni - di proprietà del boss secondo i magistrati - per 700 milioni di euro.

Tra gli affari di Matteo Messina Denaro c'è anche il turismo: secondo i pm ci sarebbero stati i soldi del capomafia nell'ex Valtur, un colosso miliardario di proprietà di Carmelo Patti, l'ex muratore di Castelvetrano divenuto capitano d'azienda che, come Al Capone, finì nei guai per un'accusa di evasione fiscale.

Braccio destro di Patti, raccontano le inchieste, era il commercialista Michele Alagna, padre di una delle amanti di Messina Denaro, Francesca, che al boss ha dato una figlia mai riconosciuta. Nel 2018 il tribunale di Trapani gli sequestrò beni per 1,5 miliardi, un delle misure patrimoniali più ingenti mai eseguite, disse la Dia. I sigilli vennero messi a resort, beni della vecchia Valtur, una barca di 21 metri, un campo da golf, terreni, 232 proprietà immobiliari e 25 società.

Sempre nel turismo, come raccontano le inchieste Messina Denaro era dietro al patrimonio di Giovanni Savalle, ragioniere iscritto all'albo dei commercialisti divenuto proprietario del resort Kempisnky di Mazara del Vallo. La Finanza gli sequestrò 60 milioni. A parlare dei rapporti tra Savalle e il capomafia di Castelvetrano fu il medico affiliato alla 'ndrangheta Marcello Fondacaro, che ha raccontato di un progetto imprenditoriale del boss trapanese: un villaggio a Isola Capo Rizzuto che prevedeva la partecipazione al 33 per cento di Cosa nostra e 'Ndrangheta.

I capitali accumulati da Matteo Messina Denaro

Ma se, come sono certi i magistrati, solo una parte del tesoro del padrino è stata trovata e confiscata, a quanto ammonta il suo patrimonio? Le ricchezze illecite ancora da scoprire sarebbero enormi. A partire dai soldi che gli sarebbero stati affidati da Totò Riina.

"Se recupero pure un terzo di quello che ho sono sempre ricco", diceva il capomafia corleonese, intercettato, parlando durante l'ora d'aria con un altro detenuto. "Una persona responsabile ce l'ho e sarebbe Messina Denaro. Però che cosa fa per ora questo Matteo Messina Denaro non lo so. Suo padre era uno con i coglioni" , spiegava all'amico mostrando una qualche diffidenza sulla capacità gestionale del boss trapanese. E rivelando che parte del suo patrimonio potrebbe essere stato affidato proprio agli alleati di Castelvetrano.

Fonte: Today.it

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