Pellegrino prosciolto dall'accusa di voto di scambio politico - mafioso

Nel corso di una conferenza stampa, nello studio dell'avvocato Lipera, il politico forzista ha chiarito i contorni della vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto

Ha parlato di un "massacro mediatico" ma anche di "grande soddisfazione" per come si è risolto l'ennesimo rivolo giudiziario che lo ha coinvolto. Riccardo Pellegrino, già consigliere comunale e candidato sia alle scorse regionali del 2017 e a sindaco nel 2018, è stato recentemente prosciolto dall'accusa di voto di scambio politico mafioso.

La vicenda giudiziaria ha tratto origine nell'ambito di una inchiesta della DDA sulle scorse regionali in cui Pellegrino si candidò nella lista di Forza Italia, ottenendo oltre 4mila preferenze. Candidatura che suscitò non poche polemiche poiché venne bollata come quella di un "impresentabile" e con diverse polemiche sollevate sia da Claudio Fava, per via dei trascorsi giudiziari del fratello Gaetano Pellegrino (detto "u funciuto"), sia da Nello Musumeci che aveva affermato di "voler modificare la legge sulla candidabilità in modo da non permettere al Pellegrino di turno di potersi candidare".

Riccardo Pellegrino ha tenuto una conferenza stampa nello studio dell'avvocato Giuseppe Lipera per sottolineare la terza archiviazione negli ultimi quattro anni.

Video | L'intervista

E' stata la procura stessa a chiedere l'archiviazione e così l'ex consigliere è stato prosciolto dalle accuse di voto di scambio politico mafioso. Adesso Pellegrino dovrà affrontare l'iter giudiziario che lo vede accusato di voto di scambio semplice ma ha manifestato "assoluta serenità in quanto mi considero del tutto estraneo alle accuse".

"Riccardo Pellegrino ha subito un massacro mediatico - ha detto l'avvocato Lipera - e le indagini effettuate sul suo conto non hanno portato a nulla e il gip ha accolto l'istanza della procura".

Oltre le perquisizioni svolte in casa di Pellegrino è stato effettuato, da parte degli inquirenti, un controllo capillare anche sugli smartphone del politico e anche il famoso virus Trojan è stato installato nei suoi apparecchi elettronici per carpirne tutte le comunicazioni.

"E' un giorno di grande emozione, gioia e soddisfazione - ha detto ai giornalisti Pellegrino - e ho dimostrato di essere totalmente estraneo alle accuse. Ho sempre avuto fiducia nella magistratura".

Poi ha passato in rassegna le ultime due campagne elettorali che ha portato avanti tra polemiche e accuse.

"E' per caso un reato nascere e crescere a San Cristoforo? - ha proseguito l'ex consigliere -. Questo epilogo giudiziario lo dedico ai miei familiari che mi sono stati vicini e mi hanno dato una giusta educazione e formazione. E lo dedico anche alle oltre 4mila persone che mi hanno votato e sostenuto alle regionali. Nei miei comizi ho sempre contestato sia la mafia, sia l'antimafia usata per costruire carriere politiche".

Pellegrino contesta il fatto che "molti mezzi di comunicazione e alcuni discutibili personaggi politici mi hanno classificato come impresentabile arrecandomi un gravissimo danno di immagine".

Riccardo Pellegrino sul fratello Gaetano, condannato in primo grado a nove anni nell'ambito dell'indagine Ippocampo e ritenuto dagli inquirenti uomo di fiducia del boss Mazzei, è stato lapidario: "La Costituzione, all'articolo 27, dice che la responsabilità penale è personale. Se mio fratello ha pendenze con la giustizia essa farà il suo corso e lui risponderà delle sue azioni".

Continuerà a fare politica dentro Forza Italia, anche se non ha rapporti con gli esponenti etnei ed è stato distante dal sindaco Pogliese. Chi gli è stato vicino è stato Gianfranco Micciché, l'unico - come afferma Pellegrino - a manifestargli solidarietà.

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