L'Italia delle pensioni secondo "Il Sole 24 ore", in testa il Nord: chiude Catania

La mappa delle pensioni Inps in Italia vede primeggiare le province del Nord per concentrazione di assegni, mentre alle città più grandi vanno gli importi più alti. Catania, invece, è fanalino di coda insieme a Crotone, Napoli e Catanzaro

La mappa delle pensioni Inps in Italia vede primeggiare le province del Nord per concentrazione di assegni, mentre alle città più grandi vanno gli importi più alti. Biella spicca per numero di prestazioni su abitanti, sia nella classifica totale sia in quella relativa alle sole pensioni di anzianità. Catania, invece, è fanalino di coda insieme a Crotone, Napoli e Catanzaro. A Oristano il primato per incidenza delle invalidità civili.

A stendere un primo bilancio a poco più di due anni dall'introduzione della riforma Fornero in vigore dall'1 gennaio 2012 è il Sole 24 Ore. Le modifiche - introdotte con il decreto legge Salva Italia - hanno modificato i parametri dell’età pensionabile, i trattamenti e le modalità di calcolo. Attualmente sono 14,5 milioni le prestazioni vigenti, oltre 18 se si considerano anche gli autonomi e le altre gestioni. Il rapporto tra contribuenti e pensioni si è ridotto da 129,1 a 126,4 dal 2012 al 2013.

A livello complessivo, considerando cioè vecchiaia, anzianità e prepensionamenti, emerge che nelle province del Nord e del Centro Nord le prestazioni "coprono" da un quarto a un quinto della popolazione,a fronte di una media pari al 16%. Ai vertici, con un rapporto intorno al 25%, realtà medio grandi come Biella, Ancona, Ferrara. Nella top ten si contano cinque piemontesi. Ben posizionate anche Torino, Bologna e Milano. In coda Caserta, Crotone, Catania e Napoli.

Secondo le elaborazioni, le pensioni di anzianità - ora sostituite dall'anticipata - sono passate dai 2,7 milioni del 2003 ai circa 4 milioni, quasi raddoppiando in poco più di dieci anni, ma salendo solo del 4,4% nell’ultimo triennio.

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Gli assegni di vecchiaia, che sono comunque i più numerosi, si mantengono da anni intorno ai 5 milioni, con un incremento inferiore al 2% dal 2003 ad oggi, ma segnando addirittura un calo dell’1,1% dal 2011 al 2013. In ridimensionamento anche i prepensionamenti: oggi sono circa 295mila mentre nel 2003 sfioravano quota 400mila (-25%), con una diminuzione del 7% nell’ultimo triennio.

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