Cronaca

Pfizer Catania, aumenta la preoccupazione della Ugl per il futuro dello stabilimento catanese

Il sindacato: “Nessuna prospettiva per vaccini anti Covid e taglio della produzione attuale. Intervengano le istituzioni”

“Siamo sempre più preoccupati per il futuro dello stabilimento della Pfizer di Catania. Quella che sembrava essere fino a ieri soltanto una nuvola passeggera, oggi sta iniziando ad assumere i contorni di una tempesta e non possiamo che iniziare a correre ai ripari, chiedendo l’intervento immediato delle istituzioni regionali e comunali". Ad esprimere il forte stato di apprensione, dopo l’incontro odierno di aggiornamento tra le organizzazioni sindacali, l’azienda e Confindustria, è la Ugl con il segretario territoriale Giovanni Musumeci, il segretario della federazione provinciale Ugl chimici Carmelo Giuffrida, la sua vice Anna Maria Greco ed il rappresentante sindacale Angelo Mirabella.

“Abbiamo avuto conferma che nel 2021 ci sarà la riduzione di volumi “Pen” del 38% circa ed una ulteriore contrazione nel 2022, con conseguente fermo di una parte del reparto già da aprile e con il personale addetto che sarà formato per essere impiegato in altri reparti. Il tutto in attesa che a giugno si torni a fare il punto della situazione per quanto riguarda il prossimo anno. Questo significa che soltanto in quel momento sapremo quali saranno le sorti del personale, fermo restano che il problema è maggiormente incentrato sui precari, anche perché non sono previste procedure di svecchiamento con la relativa mobilità dei lavoratori a tempo indeterminato – spiegano dalla Ugl chimici. In pratica al momento non si intravede una programmazione per il sito, poiché il mercato di prodotti realizzati nella nostra città è calato bruscamente, la stessa Pfizer ha deciso di limitare la produzione di Tazocin alla sola Cina nella fabbrica cinese (visto che per il resto del mondo la mancanza di richiesta rende inutile il prosieguo della produzione a Catania) e, come confermato dal direttore di stabilimento Giuseppe Campobasso, non ci sono né i margini tecnici né i tempi per mettere strutturalmente in piedi la catena produttiva per il vaccino anti Covid-19 (ci vorrebbero almeno due anni), necessaria a soddisfare l’ingente domanda di dosi in questo particolare frangente storico".

"Anche se non condividiamo appieno quest’ultimo ragionamento (soprattutto alla luce della volontà del Governo Draghi di individuare sul territorio nazionale siti idonei ed investire per la produzione del vaccino), continuiamo ad essere convinti che la nostra azienda sia adatta a questa, così come ad altre produzioni che guardano alle nuove esigenze di mercato o allo spostamento strategico della produzione di un altro farmaco iniettabile. Da parte nostra – continuano Giuffrida, Greco e Mirabella – lavoreremo affinchè si possa avere una produzione tale da poter garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali in aggiunta agli investimenti peraltro previsti da tempo. Chiediamo quindi il sostegno della politica comunale e regionale perché, grazie all’intervento urgente del Governo nazionale, possano darci una concreta mano nel rivendicare la valorizzazione della Pfizer di Catania dove, vogliamo ricordare, attualmente operano circa 700 lavoratori – aggiunge Musumeci – che sono anima e tessuto economico e sociale della nostra terra".

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