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Comune, piano di riequilibrio: niente aumento tasse e tariffe

L'amministrazione ribadisce inoltre che non è previsto alcun taglio dei contratti con le Partecipate e che i beni immobili inalienabili non sono vendibili. Il dissesto invece porterebbe alla svendita di tutte le proprietà municipali etnee

Arrivano dall'amministrazione del Comune di Catania alcune precisazioni in merito al tanto discusso Piano di Riequilibrio che è stato varato dalla Giunta Bianco lo scorso 10 settembre e che secondo, Catania Bene Comune, prevede di vendere entro i prossimi sei anni moltissimi beni cittadini."Innanzitutto il documento - scrive in una nota ufficiale l'amministrazione- non prevede alcun aumento di tariffe o tasse locali. Anche la parte locale dell'Imu non è stata e non verrà incrementata dal Comune. Non è previsto inoltre alcun taglio nei contratti di servizio con le Partecipate. Il minor impegno di spesa con la Multiservizi deriva dal fatto che i servizi prestati dall'azienda per l'edilizia giudiziaria saranno adesso pagati direttamente dal Ministero della Giustizia e non anticipati dal Comune e poi rimborsati dallo Stato".

"Per quanto riguarda poi la presunta 'svendita' dei beni immobili comunali- continua l'amministrazione comunale - e l'invocato ricorso al dissesto finanziario, si ricorda che, proprio in caso di dissesto tutte le proprietà municipali sarebbero svendute. Il dissesto porterebbe inoltre all'azzeramento dei contratti di servizio con le partecipate e all'impoverimento complessivo della città e dei cittadini. Quanto al tipo di immobile da mettere in vendita, nel Piano di rientro è stato inserito, correttamente, un elenco con sostanzialmente tutti i beni comunali, compresi quelli inalienabili che, ovviamente, non possono essere venduti e che invece qualcuno si è divertito a indicare come pronti a essere messi sul mercato. Nel Piano si specifica con assoluta trasparenza che il valore complessivo di tutti gli immobili è di 60 milioni di euro mentre per il riequilibrio finanziario ne occorrono 45. Ciò consentirà al Consiglio comunale, di scegliere, tra gli immobili vendibili, quali conservare al pubblico patrimonio e quali mettere in vendita. E' chiarissimo a chiunque sia in buona fede, insomma, che i beni inalienabili non sono vendibili".

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