“Pieni poteri” al presidente, il costituzionalista Felice Giuffré: “Solo attuazione dello Statuto”

Cosa ha proposto realmente Musumeci? Abbiamo chiesto i dettagli al professore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Catania

In questi giorni la presunta richiesta di “pieni poteri” da parte del presidente della Regione Nello Musumeci ha inevitabilmente suscitato reazioni più o meno “indignate”, riportate da commentatori e personalità politiche. Ma cosa ha proposto realmente Musumeci? Abbiamo chiesto i dettagli al professore Felice Giuffrè, costituzionalista del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Catania, che oggi ha commentato dal suo profilo social quelle che ha definito “polemiche strumentali”.

“Leggo sui giornali di oggi tante inesattezze – ha commentato il professore - ebbene per chiarezza, e al di là di polemiche, la proposta, mira solo all'attuazione di una norma statutaria che ha il rango di fonte costituzionale e che è stata già oggetto di pronunzie della Corte costituzionale e non c'entrano nulla i pieni poteri – spiega il professore a CataniaToday - quelli semmai li sta esercitando qualcun altro. E mi riferisco al fatto che in questa situazione di emergenza, il governo Conte secondo procedimenti, all'inizio un po' confusi, ha esercitato poteri di ordinanza, derogatori del diritto vigente e limitativi di molte libertà costituzionali, con semplici decreti del Presidente del Consiglio e senza passare dal Parlamento. Solo nelle settimane successive ha, per cosi dire, 'aggiustato il tiro', con decreti-legge posti a fondamento delle successive ordinanze del Presidente del Consiglio. Non dico che in situazioni di emergenza non sia necessario intervenire tempestivamente con provvedimenti derogatori – ha continuato - ma criticare Musumeci perché richiede l'attuazione, in modo equilibrato, di una norma dello Statuto siciliano, che ha rango costituzionale, mi sembra veramente fuori dal mondo. Peraltro, la proposta di legge è molto attenta alla leale collaborazione Stato-Regione e al principio di unità della Repubblica. La relazione di accompagnamento riporta, puntualmente, anche la giurisprudenza della Corte costituzionale che ha già stabilito la cornice entro cui può essere attuato l'art. 31 dello Statuto. Molte polemiche, dunque, mi sembrano figlie di inopportuna (in questo momento), conflittualità politica”.

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“La sentenza 55/2011 della Corte costituzionale, che riprende la precedente sentenza 131 del 1963, dice che il Presidente della Regione non può esercitare le funzioni connesse all'ordine pubblico per mezzo di corpi o organi regionali. Può invece farlo a mezzo della Polizia di Stato (o dell'esercito) quale organo dello Stato (Ufficiale di Governo). Per specificare il dettaglio di questa previsione, cioè dell'art. 31 dello Statuto Siciliano, che ricordo è una fonte di rango costituzionale, serve proprio la norma di attuazione proposta dalla Giunta alla Commissione paritetica, e non alle Camere, che non c'entrano nulla, come invece scrivono i giornali con grande superficialità e approssimazione”.

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