Liceo artistico, studenti costretti a disegnare e lavorare nei corridoi

Nella succursale dello storico liceo artistico Emilio Greco mancano aule e laboratori. I ragazzi, da anni, denunciano la situazione che anche il preside definisce "esasperante". "La Città Metropolitana se ne frega", spiega il dirigente

La storia che stiamo per raccontare è uno dei tanti esempi, sul territorio, dei cortocircuiti istituzionali. Una vicenda di cattiva comunicazione, quando non proprio di mutismo, tra linee guida ministeriali, soggetti attuatori - in questo caso l'ex Provincia, oggi Città Metropolitana - e istituti scolastici dove, alla fine, a farne le spese sono studenti e operatori. Costretti a lavorare e disegnare nei corridoi, a terra, per una carenza ormai endemica di aule e laboratori adeguati. 

L'istituto di cui parliamo è lo storico Liceo artistico Emilio Greco, il primo ad aver importato le discipline artistiche nel capoluogo etneo, oggi diviso tra una sede centrale, a Catania, e due succursali, una a Sant'Agata Li Battiati, per i primi due anni di corso, e l'ultima, nella palazzina H dell'Istituto Polivalente di San Giovanni La Punta. La suddivisione nelle tre sedi è dipesa, negli ultimi cinque anni, da un incremento esponenziale degli iscritti che, allo stato attuale, sono circa 900. Una cifra impossibile da contenere nella "vecchia" sede dell'ex befrotrofio di via Bonafè. I protagonisti di questa storia sono tre: Viviana Spinello, una dei circa 300 studenti esasperati dell'Emilio Greco al Polivalente, un preside combattivo, Antonio Massimino e, in fine, la Città Metropolitana, rappresentata a livello politico dal sindaco metropolitano Enzo Bianco. Ma andiamo con ordine.

La denuncia degli studenti

A raccontarci per prima della situazione degli studenti è proprio Viviana. "La questione è molto semplice - ci spiega - da circa cinque anni non abbiamo lo spazio sufficiente per poter lavorare adeguatamente all'interno della nostra succursale. Siamo un liceo artistico, abbiamo quindi bisogno di laboratori per i nostri corsi di Scultura, di Ceramica, di Pittura, solo che al Polivalente mancano le aulee e siamo costretti a fare lezione in corridoio". "Non parliamo solo dei laboratori attenzione - tiene a precisare - manca anche lo spazio per la didattica ordinaria, solo che il problema diventa evidentente quando dobbiamo disegnare che, come potete capire, è quasi impossibile per terra, in posizioni molto scomode". E se, da un lato, i ragazzi subiscono gli effetti di scelte che non dipendono da loro, anche i docenti e il personale scolastico non hanno vita migliore. 

La rabbia del preside

"La nostra sede storica - spiega il preside Antonio Massimino a CataniaToday - ospita circa 450 alunni. Gli altri 400 sono dislocati tra il piccolo plesso di S.Agata di Battiati nell'ex casa comunale e, dal 2011, l'allora Provincia di Catania ci diede la palazzina h del Polivante, per poter concludere il quinquennio". "Negli anni la scuola è cresciuta quasi del doppio per numero di iscritti - continua il dirigente scolastico - da 428 ora siamo più di 950 con il serale. La scuola ha una carenza di aule e laboratori. Come saprete il nostro liceo artistico ha bisogno di un laboratorio di Ceramica, con un forno che ha bisogno di 48 ore per essere spento, o il laboratorio di pittura dove si lavora con colori che richiedono la giusta aerazione".

Massimino racconta di aver più volte contattato l'allora Provincia, oggi Città Metropolitana, ma di non aver mai ricevuto risposte soddisfacenti. "La Città metropolitana mi ha da poco mandato una circolare dove dice che, dai dati che ha fornito il Csa di Catania, la scuola non è in crescita. Quindi non ha bisogno di spazi maggiori". "Questa - dichiara accorato - è una colossale falsità, perché se vediamo il sito del ministero, noi abbiamo avuto ben 210 iscrizioni contro i 180 dell'anno scorso". "Sono riuscito a fare 12 classi di prime e sette a Catania. Sto comprando con i miei fondi 50 banchi e altrettante sedie, perché la Città Metropolitana dice di non avere soldi. Secondo loro perché lo sto facendo? Per fare sedere i ragazzi, mi sembra chiaro". 

Le soluzioni-tampone

Per provare a tamponare la falla, il dirigente sta cercando soluzioni alternative, con gli strumenti che ha a disposizione. "Chiedo solo parità di trattamento per tutti. Ho ripetuto cento volte questa questione - aggiunge - Ma tutti se ne stanno strafregando. Io ho detto ai ragazzi di stringere e fare i doppi turni ma non posso fare altrimenti. Ho messo l'infermeria in un mezzo stanzino, non c'è aula per inclusione, e abbiamo ben 400 ragazzi in difficoltà con ben 50 insegnanti di sostegno". "Hanno determinato la morte di questa scuola", conclude infine, amareggiato, il preside. 

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