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Ponte di Genova, l'ingegnere catanese: "Sicilia piena di strutture vetuste, ricostruiamole"

L'ordinario di Ingegneria Antonio Badalà, a poche ore dal crollo del ponte Morandi di Genova, scrive una riflessione sulle strutture simili in Sicilia e a Catania, e commenta: "Abbattiamoli tutti e ricostruiamoli prima dei disastri"

L'ordinario di Ingegneria Antonio Badalà, a poche ore dal crollo del ponte Morandi di Genova, scrive una riflessione sulle strutture simili in Sicilia e a Catania, e commenta: "Abbattiamoli tutti". "I ponti moderni sono strutture aeree che uniscono due punti, due sponde, scavalcano valli o vie - afferma il docente - sono strutture snelle, il più delle volte isostatiche, quindi basta una minima deficienza per arrivare al collasso". "Molti crollano anche in fase di costruzione - continua l'ingegnere - (vedi ad esempio, a giugno 2006 il crollo di un viadotto dell’autostrada in costruzione Catania-Siracusa, all'altezza dello svincolo di Augusta, causando la morte di un operaio) o in fase di manutenzione (vedi ad es. a marzo 2017 autostrada A14, all’altezza di Castelfidardo (Ancona) causando la morte di due persone rimaste schiacciate con la loro auto)".

In ogni caso, a prescindere dal particolare "tutti inesorabilmente crollano per raggiunti limiti di età", spiega ancora il professore. "Quelli in calcestruzzo ordinario ed ancor più quelli in precompresso (che collassano senza preavviso alcuno) hanno una vita limitata di 40-50 anni, per cui quelli realizzati negli anni 70 debbono essere pensionati, senza aspettare che crollino in maniera disastrosa!". "Magari oggi, con la Nuova Normativa e con i nuovi materiali si può prevedere una vita maggiore - aggiunge - ma per le strutture in calcestruzzo e in precompresso degli anni del boom economico, anni di speculazione edilizia selvaggia, con controlli approssimati, c’è da mettere in conto che sono arrivati al limite di sopravvivenza".  

"E mentre per una struttura per civile abitazione si può trovare qualche rimedio economico per adeguarla alle normative vigenti, per un ponte in precompresso, esposto agli agenti esterni i costi di adeguamento non risultano convenienti, quindi non resta che demolirli e ricostruirli! Quindi - conclude - mettiamoci il cuore in pace ed evitiamo altri disastri!".

Il nome di Badalà era stato tirato in ballo dall'ex primo cittadino Enzo Bianco nella polemica sull'abbattimento del ponte del Tondo Gioeni, nata duranta l'ultima campagna elettorale per le amministrative. Il docente, in quell'occasione, aveva polemizzato con l'allora sindaco, sostenendo di essere stato chiamato in causa impropriamente. Intanto, proprio Bianco, dopo il crollo del ponte genovese ha scritto un post riconducendo, indirettamente, la questione ai fatti catanesi. "Sono esterrefatto per quello che è accaduto a Genova - scrive Bianco su Facebook - provo tristezza, dolore e rabbia. Penso anzitutto alle famiglie distrutte da un evento inimmaginabile! Esprimo solidarietà e affetto a Genova ed al suo sindaco". "Quando si amministra - aggiunge l'ex sindaco - prima di tutto pensare alla sicurezza, anche a costo di scelte impopolari. Ed io sono stato colpito da strumentalizzazioni politiche, per aver posto la sicurezza dei miei concittadini come scelta non negoziabile!". 

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