Premio Campiello giovani, finalista il 20enne catanese Vincenzo Grasso

E' entrato nella cinquina finalista per il secondo anno consecutivo questo giovane talento catanese, autore del racconto "Bestiario Familiare"

Nato e cresciuto in mezzo ai libri, Vincenzo Grasso, 20enne catanese, è tra i cinque finalisti del Premio Campiello giovani 2018.  Con il racconto "Bestiario Familiare" il giovane talento etneo narra la storia dolorosa di un ragazzo, figlio di un pittore di successo e di una madre, manager che ne gestisce gli affari. L'equilibrio già precario della dimensione familiare crolla quando gli affari del capo famiglia cominciano ad andare male e la depressione travolge il padre.

Per Vincenzo scrivere è urgenza e necessità insieme già dai tempi dell'adolescenza, quando tra i banchi di scuola del liceo classico Spedalieri di Catania ha cominciato a raccontare storie.

Vincenzo presentati: chi sei, dove vivi, cosa studi?

Quello che mi piace dire di più di me è che sono un ragazzo siciliano, di Catania, che studia Filosofia a Torino. Questi fattori mi rendono già diviso a metà tra due luoghi che hanno uno statuto completamente diverso: Nord e Sud. Eppure ritrovo una continuità che mi tiene insieme. Questa continuità è fatta dalla mia scrittura.

Cosa ti manca di più di Catania? Quante tracce ci sono della tua città nei tuoi testi?

Di Catania mi mancano i colori, la violenza dei paesaggi. Catania è indomabile, ti pone costantemente di fronte a una natura incrostabile. Il vulcano e il mare, la lava e l’acqua. Mi manca avvertire la forza che tiene insieme quella porzione di terraferma che mi ha partorito, che si riflette benissimo nelle persone che la abitano. Nel mio primo romanzo, Carmen, pubblicato da SuiGeneris, sono tanti i rimandi a Catania. Ai tempi, era ancora la città che abitavo tutto l’anno. In più credo che certe storie possano essere rese possibili in zone di così forte conflitto naturale e culturale.

Per il secondo anno consecutivo sei entrato nella cinquina di finalisti del Premio Campiello giovani. Te lo aspettavi? Come hai reagito alla notizia?

No, non me l’aspettavo, ma è anche quello che dicono tutti. Ci speravo in modo moderato. Quando ho appreso la notizia ero abbastanza confuso per via dell’emozione, ci ho impiegato un paio di giorni per razionalizzare.

Quando e come nasce la tua passione per la scrittura?

Crescendo in una casa dove c’è più spazio per i libri che per le persone, credo di aver nutrito sin da bambino l’interesse per il libro in quanto oggetto materiale contenente una storia. Ci ho sempre visto qualcosa di occulto. Trovavo che fosse una cosa così bizzarra e sovversiva, che volevo anche io scriverne uno. Ho cominciato a leggere in modo continuo alle scuole medie. La scrittura è arrivata in modo definitivo alle scuole superiori, insieme con l’adolescenza.

“Bestiario Familiare” è un racconto molto duro, nel quale la prevaricazione paterna è legata ad una particolare condizionale sociale che, una volta svanita conduce ad una scelta estrema. Perché hai voluto raccontare questa storia? Ho sentito un’urgenza nei confronti di un tema che riguarda la nostra società e più nello specifico tocca le persone appartenenti al mio genere. Credo che il genere maschile stia attraversando una fase di forte rottura rispetto al passato, che stia rimodulando la propria posizione rispetto a una società etica e morale, non più basata su una imposizione fisica. Questo quantomeno è il mio augurio. Tutti i cambiamenti, ad ogni modo, avvengono attraverso dei sacrifici.

Il tuo percorso professionale sembra già ampiamente tracciato, ma tu sogni davvero di fare lo scrittore? Hai anche altre ambizioni?

Sì! Poter proseguire un percorso di scrittura credo sia l’ambizione più grande, ma anche una necessità. Insieme alla scrittura, poi, nasce la passione per l’editoria. Ritorno sempre ai libri che, per me, sono oggetti multidimensionali e, una volta inventati, eterni.

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