Presunta truffa contributi pubblici, Ediservice: Tribunale saprà ripristinare verità

Lo afferma, in una nota, Ediservice, società editrice del Quotidiano di Sicilia, sull'inchiesta per una presunta truffa

"Su due sequestri disposti dalla Procura, per un totale di 1.178 mila euro, il Tribunale del Riesame ha già ordinato, con due provvedimenti, il dissequestro di beni per complessivi 898 mila euro, pari a circa l'80% di quanto contestato. Delle tre iniziali ipotesi di reato formulate ne restano in piedi soltanto due, che si basano su un'indagine della guardia di finanza di Catania per la prima volta nei confronti di un editore, con la conseguenza che fatti veri e reali, perfettamente leciti e legittimi, sono stati considerati contrari alla legge".

Lo afferma, in una nota, Ediservice, società editrice del Quotidiano di Sicilia, sull'inchiesta per una presunta truffa per il conseguimento di contributi per l'editoria, lamentando la tardività della pubblicazione della notizia del rinvio a giudizio di tre indagati, disposto dal Gup il 20 dicembre del 2016 e la scelta di titoli con i quali è stata proposta la notizia.

"Sulle suddette ipotesi di reato - si legge nella nota - Ediservice ha prodotto difesa ampia e documentata nel corso di ben tre udienze, che però non è stata valutata dal Giudice dell'udienza preliminare, il quale ha emesso, 'sic et simpliciter', decreto di citazione alla prima sezione monocratica del Tribunale penale di Catania, nell'udienza dell'1 dicembre del 2017".

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"Ediservice e i suoi amministratori - prosegue la nota - ribadiscono ancora una volta di aver sempre operato nell'ambito della legalità, riconosciuta dall'opinione pubblica, non avendo mai ricevuto, in quasi 40 anni di onesto lavoro giornalistico ed editoriale, contestazioni di sorta in campo civilistico, penale, tributario o amministrativo. Si ripone piena e completa fiducia nella Magistratura, certi che, come già accaduto in sede di Riesame - conclude la nota - il Tribunale Penale saprà ripristinare la verità rappresentata dagli avvocati Carmelo Calì, Antonio Bellia e Salvatore Nicolosi, valutando correttamente i due fatti su cui si fondano le ipotesi, e solo ipotesi, accusatorie". 

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