Presunte "pressioni" per non far aprire un chiosco: a processo Franz Cannizzo

Si terrà nel novembre del 2020 la prima udienza del procedimento che coinvolge anche un dipendente della prefettura etnea

Un chiosco bloccato dai lacci e lacciuoli della burocrazia kafkiana o indebite pressioni perché dava fastidio a qualcuno? Il confine non è poi così labile. C'è una bella differenza e sarà un giudice a stabirlo. La vicenda, di certo, è sintomatica di una terra dove fare impresa risulta difficile, specie se si frappongono ostacoli "di una certa portata". A raccontare del recente provvedimento giudiziario la testata Sudpress.

La storia di Concetta Caratozzolo, titolare di un chioschetto nella zona di San Giuseppe La Rena, e del marito è finita anche sulle Iene, come abbiamo avuto modo di raccontare. Per anni sono stati letteralmente bloccati da continui impedimenti "burocratici" che hanno portato i coniugi a dover spendere migliaia di euro per perizie, documenti, adeguamenti. Ma dietro alla burocrazia potrebbero esserci precise volontà, portate avanti con lettere anonime, amici compiacienti e funzionari delle istituzioni.

Video | L'inchiesta delle Iene

Quindi dietro questi impedimenti "burocratici" però potrebbe esserci dell'altro come delle pressioni che sarebbero state esercitate dall'ex assessore comunale, nonché esponente di Confcommercio, Franz Cannizzo sugli uffici per non far aprire il chiosco. Pressioni che sarebbero partite da Rosario Carmelo Parisi, titolare di un bar proprio nella zona di San Giuseppe La Rena.

Quest'ultimo, come scritto dal giudice Simona Ragazzi nel decreto che dispone il giudizio, sarebbe l'istigatore - e Cannizzo l'esecutore - di "indebite pressioni, costituenti minaccia indiretta, nei confronti dei funzionari della direzione Sviluppo e Attività Produttive del Comune di Catania nonché nei confronti di funzionari non identificati in servizio presso la Prefettura".

Il tutto al fine di "compiere un atto contrario ai dovere d'ufficio, ovvero annullare l'autorizzazione all'esercizio della attività economica del chiosco bar di via San Giuseppe La Rena di Concetta Caratozzolo".

Gli esposti anonimi

Sarebbe stato proprio Parisi a inviare una serie di esposti anonimi e firmati con nomi di fantasia alla procura, al genio civile, al demanio, al Comune, ai vigili del fuoco e alla prefettura per accusare i coniugi titolari del chiosco di abusi edilizi e di falso in atto pubblico. Esposti "confezionati" ad arte per far rivedere l'intero iter autorizzativo firmati da "Antonio Strano" e "Mario Verdi", mai esistiti.

Il dipendente della prefettura, Paolo Zumbo, anch'egli rinviato a giudizio avrebbe poi passato a Parisi e Cannizzo notizie riservate in merito proprio alle autorizzazioni rilasciate al chiosco passando loro anche il verbale della conferenza dei servizi o avvisandoli dell'acquisizione di documenti da parte della polizia.

Le denunce

Così i coniugi hanno denunciato, pubblicamente attraverso Le Iene, e poi con degli esposti questa drammatica situazione che di fatto ha bloccato ripetutamente la loro attività economica. Proprio nel servizio realizzato dalla trasmissione Mediaset i dipendenti del Comune hanno rivelato le "pressioni" subite e l'interessamento dello stesso Cannizzo alla vicenda di San Giuseppe La Rena. La coppia, titolare del chiosco, ha poi chiesto lumi anche al sindaco Pogliese.

Assistiti dall'avvocato Patrizia Papalia si sono costiuiti parte civile al procedimento. Di certo una brutta storia di ingiustizie e prevaricazioni che se fossero confermate dalla giustizia aprirebbero uno squarcio inquietante.

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