Privatizzazione del servizio idrico: è scontro tra forum e assessore

Continua la polemica sulla privatizzazione dell'acqua pubblica a Catania. Botta e risposta tra il Forum catanese acqua pubblica e il vicesindaco e assessore alle partecipate Roberto Bonaccorsi

Continua la polemica sulla privatizzazione dell'acqua pubblica a Catania. Botta e risposta tra il Forum catanese acqua pubblica e il vicesindaco e assessore alle partecipate Roberto Bonaccorsi.

L’assessore, in una nota, scrive: “La decisione di scegliere un socio operativo di minoranza per la   gestione  del servizio idrico Sidra è perfettamente coerente con l’esito dei quesiti referendari: l’acqua è un bene comune e tale rimane. La previsione della sola cessione di una quota di minoranza al socio operativo è infatti perfettamente compatibile con gli esiti referendari i quali hanno stabilito che l’affidamento della sola gestione del servizio idrico non deve avvenire più tramite gara pubblica bensì mediante cessione, proprio quello che il Comune intende fare”.

E puntuale arriva la risposta del Forum: "Ci preme, innanzitutto, sottolineare che sia prima sia dopo il referendum era ed è illegittima la “cessione di una quota di minoranza al socio operativo” che avvenga non “tramite gara pubblica bensì mediante cessione”; ciò non solo ove riguardi il servizio idrico integrato, ma per tutti gli altri servizi pubblici locali. Una tale cessione sarebbe illegittima sia per la normativa interna che per la normativa comunitaria. Per quel che attiene, poi, al servizio idrico integrato bisogna tenere in considerazione anche il secondo quesito referendario che, abrogando la norma che consentiva di ottenere profitti dalla gestione del servizio stesso, ha evidenziato la volontà di impedire la privatizzazione di tale servizio. Per cui ogni forma di privatizzazione del servizio idrico, quindi anche la gestione tramite una società mista pubblico-privato, si porrebbe  in palese contrasto, con l’intento perseguito mediante il referendum abrogativo".

Scendendo nel dettaglio occorre precisare come per effetto del primo quesito referendario è stato abrogato 23-bis del d.l. n. 112 del 2008, che disciplinava tutti i servizi pubblici locali e non solo l’acqua. Ciò, come chiarito dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 24 del 2011, ha determinato l’applicazione immediata nell'ordinamento italiano della normativa comunitaria, che prevede comunque la necessità della gara ad evidenza pubblica per la scelta del socio privato. Purtroppo, a distanza di meno di un mese dalla pubblicazione del decreto dichiarativo dell’avvenuta abrogazione del citato art. 23-bis, il Governo è intervenuto nuovamente sulla materia con l’art.4 del d.l. n. 138 del 2011 (convertito con modificazioni dalla legge n. 148 del 2011). Tale norma è stata successivamente ed ovviamente dichiarata incostituzionale con la sentenza della Corte Costituzionale n. 199 del luglio  2012 in quanto “detta una nuova disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, che non solo è contraddistinta dalla medesima ratio di quella abrogata, in quanto opera una drastica riduzione delle ipotesi di affidamenti in house, al di là di quanto prescritto dalla normativa comunitaria, ma è anche letteralmente riproduttiva, in buona parte, di svariate disposizioni dell’abrogato art. 23-bis e di molte disposizioni del regolamento attuativo del medesimo art. 23-bis contenuto nel d.P.R. n. 168 del 2010”. Sfortunatamente il governo è intervenuto nuovamente sulla materia con l’Art. 4 D.L. 6 luglio 2012 n.95 (convertito con la legge 135 del 2012 ) imponendo di privatizzare o comunque dismettere le società controllate direttamente o indirettamente dalle società pubbliche. Tale norma è illegittima in quanto con essa viene sostanzialmente reintrodotta la disciplina già dichiarata incostituzionale con la citata sentenza del luglio 2012 (sent. Corte cost. n° n. 199). Tuttavia, anche in tale norma  si prevede comunque l’obbligo di effettuare la gara ad evidenza pubblica per la scelta del socio privato.

"Alla luce del breve excursus  giuridico chiediamo, quindi, all’assessore Bonaccorsi di rivedere le sue affermazioni dopo aver consultato dei tecnici che potranno meglio di noi fornire le adeguate delucidazioni sulla materia, anche perché un’eventuale e malaugurata cessione illegittima costerebbe caro a noi contribuenti. Noi come forum catanese acqua bene comune ribadiamo la necessità di una gestione pubblica di tutti i servizi locali, che prenda a modello l’Azienda speciale e preveda strumenti per la partecipazione diretta ed effettiva dei cittadini nelle scelte gestionali, di pianificazione e programmazione, che non degradi il cittadino a mero utente del servizio in una logica privatistica e contrattualistica. Anche perché molto spesso dalla partecipazione dei cittadini possono giungere utili contributi per evitare errori nella gestione dei beni comuni".

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