Processo "Pippu u maritatu", capoclan dei Cursoti: udienza rinviata

Garozzo era tornato in libertà nonostante la condanna all'ergastolo per un problema procedurale. L'udienza è stata rinviata al prossimo 10 giugno, nell'aula bunker del carcere di Bicocca

E' iniziato dinanzi al Gup di Catania, Laura Benanti, il processo col rito abbreviato allo storico boss Giuseppe Garozzo, 64 anni, noto come "Pippu u maritatu" e ad altri 17 presunti appartenenti al clan dei Cursoti. Altri indagati sono stati rinviati a giudizio e saranno processati col rito ordinario.

Il procedimento è lo sviluppo giudiziario dell'operazione della squadra mobile della Questura di Catania eseguita l'8 maggio dello scorso anno. Agli imputati sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, rapine e detenzione di armi da guerra.

Secondo l'accusa, rappresentata in aula dal procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, applicato a Catania per seguire l'inchiesta da lui avviata, e dal sostituto della Dda etnea Assunta Musella, il boss Garozzo, scarcerato alla fine del 2010 dopo quasi 18 anni trascorsi in carcere, stava tentando di riorganizzare la cosca dei Cursoti che era stata decimata durante il periodo della sua detenzione.

Il "ritorno" in campo del vecchio capomafia non sarebbe stato "gradito" da esponenti di clan rivali che nel giugno del 2011 hanno tentato di ucciderlo, ferendo lui e un'altra persona, in un agguato a Misterbianco. E lui si sarebbe organizzato per reagire.

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Garozzo era tornato in libertà nonostante la condanna all'ergastolo per un problema procedurale, come aveva spiegato il procuratore capo Giovanni Salvi il giorno del fermo del boss: la condanna a vita gli era stata comminata dopo l'estradizione avvenuta dalla Germania nel 1991, che era stata concessa per una pena a 20 anni di reclusione, che ha finito di scontare del dicembre del 2010. L'udienza è stata rinviata al prossimo 10 giugno, nell'aula bunker del carcere di Bicocca.

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