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Processo Revenge, il pentito rivela una faida tra i clan: nel mirino Pippo Ercolano

Durante il processo "Revenge", il pentito D'Aquino rivela quello che c'era dietro Cosa nostra catanese: nell'ottobre di due anni fa, si preparava un attacco violento ai santapaoliani e ai "carcagnusi" di Santo Mazzei

A fare luce sulle questioni che hanno portato al maxi blitz "Revenge", c'è il pentito Gaetano D'Aquino che, durante un'udienza del processo ordinario davanti alla Terza sezione del Tribunale di Catania, ha raccontato l'attacco violento ai santapaoliani e ai "carcagnusi" di Santo Mazzei che si stava preparando nell'ottobre di due anni fa.

D'Aquino - già affiliato al clan Cappello - ha riferito in udienza del passaggio dei "Martiddina" di Pippo Squillaci e degli Strano di Monte Po al gruppo dei "Carateddi" di Lo Giudice che, sotto la regia di Orazio Privitera, organizzavano l'attacco a Cosa Nostra catanese. Come raccontato dal pentito, la prima mossa è stata l'omicidio di Raimondo Maugeri a Zia Lisa. Le mosse successive dovevano riguardare il vecchio boss Pippo Ercolano, Turi Amato ( cugino di Nitto Santapaola) e Nuccio Mazzei, figlio di Santo il "carcagnusu". L'ergastolano Aldo Ercolano,  figlio di Pippo, dal carcere, avrebbe chiesto a D'Aquino di risparmiare il padre.



 

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