Processo Scuto, depositata motivazione dell'annullamento di condanna con rinvio

Lo afferma la sesta sezione penale della Cassazione nelle motivazioni con cui, il 4 giugno scorso, ha annullato con rinvio a un altra Corte d'appello di Catania il processo per associazione mafiosa al re dei supermercati

"Correttamente i giudici di merito hanno ritenuto che Sebastiano Scuto non fosse un imprenditore vittima" della mafia, con la quale "veniva a patti" traendo "ingenti guadagni economici per se' e la propria famiglia", ma il "giudice d'appello non ha adeguatamente motivato le ragioni" per la quale ha "ritenuto provata l'effettiva realizzazione del 'Grande progetto'", ovvero l'apertura di nuovi punti vendita Despar nel Palermitano con l'auto di Cosa nostra.

Lo afferma la sesta sezione penale della Cassazione nelle motivazioni con cui, il 4 giugno scorso, ha annullato con rinvio a un altra Corte d'appello di Catania il processo per associazione mafiosa al re dei supermercati.

I giudici di secondo grado, il 18 aprile 2013, avevano comminato 12 anni di reclusione all'imprenditore riformando la sentenza emessa il 16 aprile 2012 dal Tribunale di Catania, che lo aveva condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione e assolto dall'accusa di avere gestito a Palermo centri commerciali in comune con i boss Bernardo Provenzano e i fratelli Lo Piccolo.

La Corte di Cassazione ricorda che il Tribunale aveva stabilito che sul 'Grande progetto' era stata "pienamente dimostrata la fase ideativa", ma "non provata la realizzazione del progetto di espansione palermitana delle attivita' di Scuto". Secondo la Suprema Corte, la Corte d'appello "non ha adeguatamente motivato" la decisione "limitandosi a sovrapporre le proprie valutazioni a quelle del giudice di prime cure", e senza "considerare i contributi offerti dalla difesa".

Secondo la Cassazione le dichiarazioni dei pentiti, ritenuti credibili e utilizzabili, "concernono fatti risalenti al 1992 e quindi soltanto alla sola fase di programmazione del 'Grande progetto'". E la Corte d'appello, tra l'altro, si legge nella motivazione, "non ha ben spiegato la circostanza che in uno dei 'pizzini' sequestrati nel covo di Bernardo Provenzano, interessato ai supermercati a insegna Despar, il capo storico di Cosa nostra affermasse in modo netto di non avere 'agganci' con Catania".

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

La difesa di Scuto, rappresentata dagli avvocati Guido Ziccone e Giovanni Grasso, ha sempre sostenuto che il 're dei supermercati' in Sicilia avrebbe agito da "vittima di estorsioni da parte delle mafia" e che "pagava il clan per evitare ritorsioni personali".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus, Musumeci: "In Sicilia 4 zone rosse, dobbiamo evitarne altre"

  • Lungomare, uomo colto da infarto si accascia e muore

  • Pronta ordinanza anticovid di Musumeci: coprifuoco dalle ore 23 e scuole superiori chiuse

  • Gestivano piazze di spaccio e furti di carburante nel Catanese, 11 arresti

  • Coronavirus, oggi la nuova ordinanza del presidente Musumeci

  • Coronavirus: Musumeci avvia la linea del rigore ma con chiusure parziali

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
CataniaToday è in caricamento