Procuratore Caselli in piazza università: ad attenderlo un clima di protesta

A montare la contestazione una decina di militanti di Rifondazione comunista, Catania Bene Comune e Officina Rebelde. I promotori della contestazione in una nota spiegano come il gesto simbolico sia stato organizzato "in solidarietà al Movimento No Tav e No Muos e agli attivisti arrestati e denunciati per aver preso parte alle manifestazioni in Val di Susa e a Niscemi"

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Gian Carlo Caselli, ex procuratore di Torino, ospite a Catania al'interno dell'Ateneo per un incontro sulla legalità e lotta alla criminalità organizzata, è stato vittima di una contestazione da parte di una decina di militanti di Rifondazione comunista, Catania Bene Comune e Officina Rebelde.

I promotori della contestazione in una nota spiegano come il gesto simbolico sia stato organizzato "in solidarietà al Movimento No Tav e No Muos vittima di una violenta repressione e in solidarietà alle decine di attiviste e attivisti arrestati e denunciati per aver preso parte alle manifestazioni in Val di Susa e a Niscemi".

"Il già procuratore Gian Carlo Caselli - prosegue la nota - è il massimo responsabile della strategia della tensione adoperata dalle Istituzioni italiane al fine di criminalizzare i movimenti e indebolire le lotte sociali. Arrivare a definire terroriste le azioni volte a contrastare la costruzione di inutili e antieconomiche grandi opere costituisce un atto grave che compromette seriamente la democrazia e la liberta' del nostro Paese. I militanti oggi presenti alla contestazione - puntualizzano i promotori - non hanno voluto disturbare l'iniziativa antimafia in atto nell'Aula magna ma hanno mostrato uno striscione con la scritta 'No Tav, liberi tutti' e bandiere No Tav e No Muos. Nonostante non sia stato messo in discussione l'impegno del procuratore Caselli nella lotta alla mafia si e' voluta denunciare la grave e volgare contraddizione di chi da un lato dice di combattere la criminalita' organizzata e dall'altro criminalizza consapevolmente dei movimenti che, oltre a difendere il loro territorio, rappresentano il punto piu' avanzato della lotta sociale contro gli interessi economici delle cosche mafiose". I manifestanti hanno in particolare chiesto l'immediata liberazione di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, militanti No Tav arrestati lo scorso 9 dicembre con l'accusa di terrorismo per aver manifestato contro la costruzione del treno ad alta velocita' in Val di Susa. "La lotta contro la mafia - dicono - e' lotta contro le grandi opere e gli interessi economici della criminalita' organizzata".

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