Legalità, il procuratore Zuccaro incontra l'associazione antimafia Agosta

Durante l'incontro, Gabriele Agosta, figlio della vittima Alfredo Agosta, ha esposto la volontà di ottenere un immobile in una zona a rischio

L’associazione nazionale antimafia Alfredo Agosta con il suo vice presidente Carmelo La Rosa ed uno dei suoi legali l’avvocato Mariella Falcone nonché Giuseppe Agosta figlio della vittima di mafia Alfredo Agosta, ha incontrato negli uffici del tribunale di Catania il nuovo Procuratore capo della Repubblica di Catania Carmelo Zuccaro. Nell’occasione la realtà associativa ha esposto la propria attività tesa principalmente a divulgare l’educazione alla legalità tra i giovani ma anche diretta ad altri importanti ed ambiziosi scopi.

L’associazione Agosta, attiva da pochi anni, ha presentato al nuovo procuratore capo il servizio legale volto a facilitare l’accesso e l’assistenza dei privati e delle piccole aziende sotto soglia (che non possono quindi fruire del concordato preventivo per evitare il fallimento) alla cosiddetta legge Salva-Suicidi varata tre anni fà. La norma, ancora poco conosciuta, consente anche al singolo cittadino di aderire a misure alternative di "composizione della crisi da sovraindebitamento". L’associazione interviene valutando tutta la documentazione e presentandola al tribunale competente, riuscendo così ad ottenere da subito la cristallizzazione dei debiti.

Rispondendo alle domande del dottore Zuccaro, il legale dell’associazione Agosta ha parlato di un numero sempre maggiore di privati ed aziende che cercano di fare ricorso alla norma entrata in vigore nel 2012. Giuseppe Agosta infine ha esposto al procuratore la volontà dell’associazione di ottenere dal comune di Catania i locali di un immobile in una zona a rischio della catanese. Il comune di Catania ha già offerto l’uso di tre vani in corso Italia, ma l’associazione Agosta ha rifiutato presentando nuova istanza per ottenere una struttura più ampia con possibilità di aule e laboratori. In particolare l’associazione aspira ad una sede operativa dove si riveli necessario fare educazione alla legalità e recuperare il rapporto con la cittadinanza. Si guarda a Librino, a Monte Pò a Picanello. Tale iniziativa ha trovato il favore del procuratore capo che ha espresso la forte esigenza di non lasciare isolate le periferie più degradate.

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