Scoperta tratta di giovani nigeriane in tutta Italia: quattro arresti

L' inchiesta è stata coordinata dalla procura di Catania. I provvedimenti firmati dal procuratore Michelangelo Patanè e dal sostituto della Dda Assunta Musella, sono stati eseguiti in Piemonte, Toscana, Emilia Romagna e Campania

Conferenza stampa, procura di Catania

La polizia di Stato di Ragusa ha fermato quattro persone, tre donne e un uomo, che farebbero parte di tre gruppi che gestivano una tratta di giovani donne nigeriane fatte arrivare clandestinamente in Italia e poi avviate alla prostituzione.

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L' inchiesta è stata coordinata dalla procura di Catania. I provvedimenti firmati dal procuratore Michelangelo Patanè e dal sostituto della Dda Assunta Musella, sono stati eseguiti in Piemonte, Toscana, Emilia Romagna e Campania (VIDEO).

Secondo quanto emerso dalle indagini della squadra mobile di Ragusa, tra la Libia e la Nigeria ci sarebbero tre gruppi che favorirebbero l’avvio alla prostituzione di giovani donne ingannandole con false promesse di lavoro in Italia e poi invece rivolgendo minacce a loro e ai familiari, anche facendo ricorso, a pressioni psicologiche eseguite con riti voodoo.

Schermata 2015-11-16 alle 10.09.12-2In particolare, le indagini hanno avuto inizito nel mese di febbraio di quest’anno, il 14 precisamente. Durante uno dei tantissimi carichi di migranti giunti presso il porto di Pozzallo, gli uomini della Squadra Mobile di Ragusa notavano che tra i 126 sbarcati vi erano numerosissime donne di origine nigeriana. Avvalendosi di una giovane interprete nigeriana, anche lei sbarcata a Pozzallo qualche anno fa, ora inserita in modo stabile nei team investigativi della Polizia di Stato di Ragusa, i poliziotti sono riusciti ad indurre una giovanissima migrante a raccontare agli investigatori la sua tremenda esperienza. La donna riferiva di essere stata contatta in Nigeria da alcuni connazionali che le offrivano un futuro migliore, fatto di studi e lavori come baby sitter o badante. Considerata la sua gravissima situazione finanziaria, così come quella della sua famiglia, la giovane accettava di raggiungere l’Italia; per di più le avevano detto che non avrebbe dovuto pagare nulla, salvo poi rimborsare la somma versata per lei di 400 euro.

Al fine di “proteggerla” dagli spiriti del male, gli organizzatori la sottoponevano al rito voodoo, tagliandole una ciocca di capelli, i peli del pube e le unghie, scattandole anche una foto. Per far questo la portavano da un “baba-loa” da qui il nome dell’indagine. Il “baba-loa” è una figura religiosa tradizionale molto diffusa e rispettata, soprattutto nelle zone non musulmane della Nigeria meridionale. Solo nello stato di Edo ci sono infatti ben 5000 baba-loa regolarmente iscritti a un albo professionale di categoria, i cui compiti sono legati soprattutto al bisogno di coesione comunitaria, mediazione nei conflitti sociali e familiari, nonché virtù di carattere terapeutico.Schermata 2015-11-16 alle 10.09.24-3

Il baba-loa "benedice" la partenza delle donne, sottoponendole a un rito vudù ben codificato: prende alcuni elementi intimi della candidate alla partenza (peli pubici, unghie dei piedi, un assorbente sporco di sangue) e li mescola in un sacchetto pieno di polveri magiche. Come una corda stretta intorno al collo, il rito vudù contribuirà a rendere docili le ragazze: terrorizzate dal fatto che alcune parti del loro corpo sono nelle mani dello stregone, si sentiranno legate a doppio filo all'impegno preso. Forti di questo duplice vincolo, le organizzazioni criminose sanno di avere il coltello dalla parte del manico. Una volta selezionate, e spesso illuse le donne con la promessa di un falso lavoro,i criminali organizzano il loro passaggio in Europa (fonte progetto “Roxana”) “Ci serviranno per pregare per te, ma tu ricordati che se non onorerai i tuoi debiti morirai”, così le avrebbero detto prima di partire, minacciando anche la sua famiglia.

La ragazza, una volta ascoltata dalla Polizia, grazie anche al supporto dell’OIM, veniva informata che per le leggi italiane sarebbe stata protetta ed accompagnata presso una struttura inserita in un programma nazionale codificato dalla cd “legge antitratta”. Una volta rassicurata, la giovane donna appuntava, poco prima di andare via, un numero di telefono di una delle criminali consegnandolo agli ispettori della Polizia di Stato. “Questo numero l’ho dovuto imparare a memoria; mi avevano detto che una volta giunta in Italia avrei dovuto contattare questa donna e che lei mi avrebbe aiutato prelevandomi proprio presso la città di sbarco”. La donna ovviamente non ha più fatto quella telefonata, evitando così di essere avviata alla prostituzione; per contro è ormai salva e lavora nel ragusano in una azienda, non meglio indicata dalla Polizia di Stato, per sua garanzia.

LE INDAGINI  - Dopo aver acquisito le prime importanti notizie investigative, gli uomini della Polizia di Stato hanno chiesto ed ottenuto dalla Procura della Repubblica di Catania di intercettare l’utenza telefonica fornita dalla vittima sbarcata a Pozzallo. Poco dopo aver dato inizio alle intercettazioni, gli uomini della Squadra Mobile di Ragusa e del Servizio Centrale Operativo, che coordina tutti gli uffici investigativi della Polizia di Stato, avevano un quadro già molto chiaro di quanto realizzassero i sodali dell’organizzazione. Gli stessi risultavano “specializzati” in distinti ruoli: chi in Nigeria procacciava le ragazze promettendo facili guadagni, lavori leciti ed un futuro certo, sottoponendo però le vittime ai riti voodoo; chi in Libia fungeva da connection man per il trasferimento in Italia; chi prelevava le ragazze vicino ai luoghi di sbarco e chi poi le obbligava a stare su strada per prostituirsi. In particolar modo capita spesso che le vittime di tratta diventino esse stesse carnefici poiché, per sottrarsi agli obblighi di versare denaro, divengono anch’esse delle “maman”, in modo da estinguere il debito senza più prostituirsi. Nel concreto una rete criminale destinata solo ad allargarsi se non individuata dagli investigatori. Le indagini sono durate mesi ed hanno permesso di individuare ben tre network delinquenziali operanti in Italia nelle tre città ove si è proceduto alle catture: Novara, Ferrara e Napoli. I punti in comune che hanno legato in questa indagine quanti impegnati nelle varie città erano proprio i soggetti operanti in territorio straniero. Chi “vende” le ragazze opera in Nigeria e Libia; in posizione diversa chi ha base in Italia o in nord Europa che prima “ordina” le vittime, spesso minori, per poi obbligarle alla prostituzione, pena disavventure prodotte dai riti voodoo. Le migliaia di intercettazioni hanno, quindi, permesso di individuare questi soggetti presenti in Italia, raccogliendo per tutti i sodali gravissimi indizi di reità a loro carico. Fortemente toccanti le violenze verbali usate dagli indagati, in un crescendo di responsabilità caratterizzato tra l’altro dalla totale assenza di rispetto della vita umana.

GLI ARRESTI - La Procura Distrettuale Antimafia ha valutato di procedere al Fermo di indiziato di delitto per impedire: in primis la reiterazione del reato, così sottraendo le vittime ai loro aguzzini; poi anche per evitare la fuga, stante il fatto che tutte le persone indagate sono risultate in possesso di regolare permesso di soggiorno italiano, potendo così liberamente ritornare in patria o spostarsi verso altri paesi, facendo poi perdere le loro tracce.

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