rotate-mobile
Cronaca

Chiuse quattro case a luci rosse nel Calatino, erano gestite da due fratelli

Secondo un collaudato sistema di rotazione, donne e transessuali giungevano a Caltagirone dove venivano collocate per una/due settimane nei quattro immobili di proprietà dei due fratelli, promotori dell’associazione, per poi essere destinate all’attività di prostituzione gestita in altri territori, anche al di fuori della Regione

Associazione a delinquere, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Sono i reati che hanno portato all'esecuzione di 8 misure cautelari custodiali, di cui 2 in carcere e le altre in regime di arresti domiciliari. Un fiorente giro di prostituzione è stato scoperto dagli agenti della polizia di Stato che, su disposizione della Procura presso il Tribunale di Caltagirone, hanno dato esecuzione a un'ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal gip. Chiuse quattro case a luci rosse. 

Le immagini dell'operazione - Video

L’attività di indagine denominata “Operazione sex indoor” ha rivelato – mediante operazioni di intercettazioni telefoniche ed ambientali – la presenza nel territorio calatino di una vera e propria organizzazione, stabile, ben rodata, e con specifica ripartizione dei ruoli, in grado di reclutare donne (per lo più straniere) e transessuali da destinare al mercato della prostituzione, garantirne la collocazione in immobili siti in Caltagirone di proprietà dei due capi e promotori dell’organizzazione nonché l’assistenza logistica, il trasporto e la pubblicità dell’attività di meretricio mediante l’inserimento di annunci su siti di incontri: una sorta di servizio completo, a pagamento, idoneo ad assicurare ingenti profitti.

Il materiale probatorio raccolto in sede di indagini preliminari, iniziate nel febbraio 2021, costituito prevalentemente da intercettazioni, si compendia altresì in accertamenti bancari, pedinamenti, appostamenti, immagini/video estrapolati dai sistemi di sorveglianza posti in corrispondenza dei civici ove le vittime reclutate erano indotte a prostituirsi. Ed è proprio grazie a questa attività investigativa che è stato possibile visionare il via vai di clienti da dette abitazioni e gli spostamenti delle donne reclutate. Nei confronti di alcuni degli arrestati sono emersi ulteriori indizi di reato concernenti la cessione di sostanze stupefacenti alle stesse meretrici nonché l’abituale commissione di attività di natura illecita quali l’artigianale fabbricazione di armi, riciclaggio di denaro e truffe ai danni di compagnie telefoniche e assicurative.

Ruolo di spicco nell’associazione è ricoperto da L. G. C. (indagato, tra l’altro, per estorsione ai danni di un esercente di attività commerciale del luogo), coadiuvato nell’attività criminosa dalla compagna B. A. e dal fratello L. G. A., anche quest’ultimo all’apice dell’organizzazione e anello di collegamento con la criminalità catanese rappresentata da S. C. G., soggetto già condannato in passato per gravi reati quali associazione a delinquere di stampo mafioso. S. C. G., insieme al complice agrigentino D. C. S., aveva il compito di reclutare prostitute ed introdurle nel florido mercato calatino, inserito a sua volta nel più ampio mercato di “capitale umano” organizzato a livello nazionale. Secondo un collaudato sistema di rotazione, infatti, donne e transessuali giungevano a Caltagirone ove venivano collocate per una/due settimane nei quattro immobili di proprietà dei due fratelli, promotori dell’associazione, per poi essere destinate all’attività di meretricio gestita in altri territori, anche al di fuori della Regione.

Con il ruolo di partecipe all’associazione, emerge anche la figura di M. G., che su indicazione di L. G. C., eseguiva quotidianamente servizi di trasferimento da un luogo all’altro delle singole prostitute, assicurando il soddisfacimento di ogni altra necessità, previo pagamento di cospicue somme di denaro. Ulteriori sodali all’associazione sono F. R. L. M. e G. S. C. J., che, oltre a svolgere attività di prostituzione, si ponevano al servizio dei fratelli L. G. occupandosi del reclutamento di “colleghe” e alle inserzioni pubblicitarie su siti di incontri quale “bakeka-incontri”, richiedendo per tale attività ricariche poste-pay, riscontrate mediante mirati accertamenti bancari.

Considerato il notevole volume d’affari, attestatosi su circa 130.000,00 euro annui, su richiesta di questa Procura della Repubblica, il Giudice per le Indagini preliminari disponeva altresì il sequestro preventivo di 4 immobili di proprietà degli indagati nonché il sequestro di altri beni per un valore corrispondente al profitto del reato.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Chiuse quattro case a luci rosse nel Calatino, erano gestite da due fratelli

CataniaToday è in caricamento