Gestivano il subaffitto di case per prostitute: due arresti e tre immobili sequestrati

La sub locazione avveniva ad un canone maggiorato: la conduttrice degli appartamenti concedeva i locali a donne, per lo più straniere, pretendendo il pagamento di un canone settimanale di 500 euro e di 700 euro

Su delega della Procura distrettuale della Repubblica di Catania, la polizia ha dato esecuzione alla misura della custodia cautelare, emessa il 30 aprile scorso dal Gip del Tribunale di Catania, nei confronti di 2 soggetti, incensurati, L.A.M. ( del 1953) e F.A. (del 1972) ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dei reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione aggravato e di esercizio di case di prostituzione, nonché al sequestro preventivo di tre immobili nel centro di Catania.

Il video dell'operazione "Chek in"

L' attività investigativa di tipo tecnico e tradizionale è stata condotta dagli investigatori della seconda sezione Criminalità Straniera e Prostituzione, avviata a seguito di una segnalazione giunta presso la sala operativa della Questura di Catania avente ad oggetto l’esercizio della prostituzione presso un’abitazione privata nel centro del capoluogo etneo.

L’attività tecnica ha permesso di accertare che la L.A.M., in concorso con F.A., che svolgeva il ruolo di mediatore, aveva creato un sistema di prostituzione indoor, subaffittando appartamenti, ubicati nel comune di Catania, a meretrici straniere, che si alternavano con cadenza settimanale. La sub locazione avveniva ad un canone maggiorato rispetto ai valori di mercato per immobili adibiti a case di prostituzione per giovani donne di diverse nazionalità, favorendo e sfruttando la prostituzione delle donne, nonché fornendo prestazioni accessorie ed agevolando così lo svolgimento di tale attività.

In particolare, la L.A.M., nella qualità di conduttrice degli appartamenti, concedeva in sublocazione i locali a donne, per lo più straniere, pretendendo il pagamento di un canone settimanale di 500 euro e di 700 euro, a seconda che si trattasse di una ragazza o di una coppia di donne, affinché lì esercitassero anche contemporaneamente l’attività di prostituzione, mentre F.A. procacciava le donne, curandone materialmente la sistemazione presso gli appartamenti, effettuando il "check in", la riscossione dei canoni di locazione ed occupandosi, insieme alla co-indagata, del rifornimento continuo di biancheria e della costante pulizia dei locali.

Tra le mansioni spettanti a F.A., che percepiva per le attività svolte una percentuale dei canoni di locazione pagati dalle donne per la disponibilità dei locali, vi era il controllo costante del comportamento tenuto dalle “ospiti” per assicurare quanta più riservatezza possibile presso i condomini e garantire le condizioni migliori per esercitare l’attività di meretricio.

Durante la fase dell’esecuzione della misura, in due dei tre appartamenti erano presenti tre donne ed un uomo, di nazionalità colombiana e della Repubblica di Santo Domingo, ed un cliente. I due sono stati condotti nel carcere di piazza Lanza e i tre appartamenti posti sotto sequestro preventivo ed affidati in custodia giudiziale ai rispettivi proprietari.

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