Giovani nigeriane attirate con l'inganno e costrette a prostituirsi tramite riti vodoo

Ai 14 soggetti coinvolti sono state contestate anche le aggravanti della transnazionalità del reato, di avere agito mediante minaccia attuata attraverso la realizzazione di pratiche voodoo, approfittando della situazione di necessità delle vittime,

L'operazione "Promise Land" della squadra mobile di Catania, ha portato all'arresto di dieci persone che gli inquirenti ritengono far parte di una banda specializzata nella tratta di giovani nigeriane, da avviare alla prostituzione nel "mercato" europeo. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di "associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tratta di persone, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione". Tre di loro sono stati arrestati a Messina, punto in cui avveniva l'avviamento al meretricio delle giovani, vincolate ai loro aguzzini tramite riti esoterici e grazie al loro interessamento nelle pratiche per la regolarizzazione della loro posizione nel territorio nazionale. Ai 14 soggetti coinvolti (4 sono irreperibili) sono state contestate anche le aggravanti della transnazionalità del reato, di avere agito mediante minaccia attuata attraverso la realizzazione di pratiche voodoo, approfittando della situazione di necessità delle vittime, talvolta minorenni ed in un caso perfino in gravidanza.

I dettagli dell'indagine - Video

Riti esoterici per le giovani vittime

Le donne erano sottratte alle loro famiglie d'origine con la prospettiva di poter svolgere un’occupazione lavorativa lecita ed arrivavano in Italia via mare a bordo di imbarcazioni occupate da moltissimi migranti. Le indagini sono partite in seguito a delle dichiarazioni rese da una giovane donna nigeriana arrivata in Sicilia nell'aprile del 2017, con altri 433 migranti di varie nazionalità, a bordo della motonave “Aquarius” della Ong “S.O.S. Mediterranée”, sbarcata a Catania. Durante le fasi di accoglienza dei migranti, un team di investigatori della Sezione Criminalità Straniera, ha individuato la ragazza che dichiarava di aver lasciato il suo paese perché convinta da un connazionale di nome “Osas”, che le aveva proposto di raggiungerlo in Italia, promettendole un lavoro lecito e anticipandole le spese del viaggio. Dal racconto della giovane sono emersi diversi dettagli sulla fase del reclutamento in Nigeria. Dalla indicazione del "Ju-Ju man", ovvero lo stregone che aveva officiato il rito, alla procedura del giuramento e della sottoposizione al rito Ju-Ju, sotto la minaccia del quale la giovane aveva assunto il solenne impegno di non denunciare, di non fuggire e di pagare il debito d’ingaggio di circa 25 mila euro, alla fase del trasferimento in Italia dalla Libia.

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Le indagini

L’attività tecnica ha permesso di identificare “Osas” nell’indagato Obaswon Osazee, domiciliato a Messina. Dopo qualche giorno dal collocamento di “Giuly” (nome di fantasia della ragazza) in una struttura protetta, si è attivato per prelevarla, portandola presso la sua abitazione ed avviandola alla prostituzione. La rete operava su più Stati. C'era una componente “italiana” costituita da Obaswon Osazee detto Ozed, ovvero l’Osas indicato da Giuly e risultato essere il capo indiscusso dell’associazione, da William Tessy detta Silvia, da Arasomwan James detto James. La componente “nigeriana” poteva contare sui familiari di alcuni degli indagati ed altri soggetti con il ruolo di reclutatori. La componente “libica” era invece costituita dal "connection man" cui gli organizzatori erano soliti rivolgersi per il trasferimento via mare verso l’Italia delle vittime. Il volume di affari generato dai traffici illeciti era gestito grazie al coinvolgimento di altri connazionali che si prestavano per trasferire, attraverso canali non ufficiali, la massima parte del denaro in Nigeria o per trasferirlo ai ctrafficanti libici in pagamento di nuovi viaggi altre vittime della tratta. Dall’analisi dei flussi di denaro movimentato attraverso le carte di credito e postapay emerse nel corso delle indagini e tutte sottoposte a sequestro, risultano accertate operazioni nel periodo di interesse per un ammontare complessivo pari a 1 milione e 200 mila euro.

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