Prostituzione minorile e tratta di persone: maxi-operazione tra Catania, Palermo e Caserta

Le accuse sono di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e tratta di persone, quest’ultimo pluriaggravato per aver agito in danno di minori, esponendo le vittime ad un grave pericolo per la vita

All’alba di oggi, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, la Polizia di Stato (Squadra Mobile di Catania, con la collaborazione delle Squadre Mobili di Palermo e Caserta) ha arrestato Pat Eghaeva (cl.1975), fermata a Caserta; 2. Kate Amayo (cl. 1987) fermata a Palermo e Adeniyi Moroof Badmus, (cl.1984), tratto in arresto a Palermo.

La prima donna è ritenuta responsabile, in concorso con altri soggetti allo stato non identificati in Nigeria e in Libia, dei delitti di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e tratta di persone, quest’ultimo pluriaggravato per aver agito in danno di minori, esponendo le vittime ad un grave pericolo per la vita e l’integrità fisica e per aver altresì contribuito alla commissione del delitto un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno stato; gli altri due ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dei delitti di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione di giovani connazionali.

Il 20 dicembre 2017, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, la Squadra Mobile etnea dava esecuzione a decreto di fermo nei confronti di Pat Eghaeva, dimorante a Mondragone (Ce), gravemente indiziata dei delitti di tratta di persone e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in danno di minori connazionali. Il G.I.P. di Santa Maria Capua Vetere, competente quale giudice del luogo di esecuzione del decreto di fermo, non convalidava detto provvedimento, rigettava anche la contestuale richiesta di misura cautelare e ordinava la scarcerazione della donna. La breve carcerazione carcerazione non scoraggiava in alcun modo l’indagata la quale, non appena rimessa in libertà, riprendeva la propria attività senza alcun timore (ciò a riprova della sua pervicacia criminale) ed, anzi, nel riferire dell’avvenuto fermo ai suoi interlocutori, raccontava plurimi dettagli.

Dalla circostanza di esser stata rintracciata presso la propria abitazione unitamente ad alcune vittime, alle false generalità indicate alle proprie vittime onde evitare che una eventuale denuncia potesse portare facilmente alla sua individuazione, alla falsa versione dei fatti offerta in occasione del fermo. La Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, cui venivano trasmessi gli atti del procedimento in ragione della ritenuta competenza territoriale, avanzava richiesta di misura cautelare al giudice territorialmente competente nei confronti di Pat Egaheva per gli stessi fatti, arricchiti dagli ulteriori elementi probatori emersi successivamente alla scarcerazione, ancora a conforto dell’ipotesi accusatoria. Nel corso dell’attività di indagine venivano, altresì, acquisiti elementi a carico di altri due cittadini nigeriani, Kate Amayo e Adeniyi Moroof Badmus per i delitti di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

L’ordinanza emessa si basa su un compendio probatorio originato dalla preziosa attività di identificazione precoce di vittime di tratta posta in essere da personale della Squadra Mobile di Catania: in particolare in occasione dello sbarco di 1423 migranti di varie nazionalità giunti presso il porto di Catania a bordo della nave della Guardia Costiera “CP941 U. Diciotti” in data 14 luglio del 2017 veniva identificata quale vittima di tratta una minore straniera non accompagnata, cittadina nigeriana “Ade” - nome di fantasia - la quale, rendeva dichiarazioni in ordine al viaggio compiuto per raggiungere l’Italia, alle ragioni del suo allontanamento dal paese di origine, ai soggetti che le avevano organizzato il viaggio, e la stessa veniva collocata in struttura protetta.

L’attività tecnica avviata a seguito delle dichiarazioni rese dalla vittima permetteva di appurare che la minore era stata trafficata da una connazionale, la madame successivamente identificata per l’odierna indagata Pat Eghaeva: la madame aveva viaggiato con Ade ed altre due vittime ma al momento dei soccorsi Ade era stata separata dalle altre; successivamente l’indagata era riuscita a rintracciare Ade ed aveva iniziato ad effettuare pressioni sulla giovane perché lasciasse la struttura protetta e raggiungesse la madame per lavorare alle sue dipendenze.

I servizi di intercettazione consentivano di constatare l’impegno continuo dell’indagata nel reclutamento di altre giovani connazionali nel paese di origine e nella organizzazione del loro trasferimento in Italia e ciò contestualmente alla condotta di gestione della prostituzione delle vittime già trasferite in Italia, vittime che le si rivolgevano utilizzando l’appellativo di “Mummy”. Lo sviluppo investigativo permetteva di individuare altri due cittadini nigeriani dediti allo sfruttamento della prostituzione di giovanissime connazionali ovvero l’indagata Kate Amayo, detta “Sister Kate”, la quale risultava gestire la prostituzione di diverse connazionali dimoranti a Palermo, organizzando le postazioni lavorative e facendosi coadiuvare dal proprio fidanzato, Adeniyi Moroof Badmus, domiciliato nel capoluogo siciliano.

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L'uomo riprendeva aspramente le donne e riscuoteva gli incassi delle stesse. L’importanza del ruolo assunto da “Sister Kate” nel mondo della prostituzione su strada di donne nigeriane emergeva in maniera chiara ed inequivocabile nel corso di un dialogo intercettato durante il quale una giovane prostituta la definiva testualmente “la più grande di Palermo”, alludendo al suo ruolo di organizzatrice. Espletate le formalità di rito, Pat Eghaeva veniva associata presso la casa circondariale di Caserta, mentre Kate Amayo e Adeniyi Moroof Badmus venivano associati presso la casa circondariale di Palermo, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

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