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Cronaca Monte Po' / Viale Felice Fontana

Il sit-in dei lavoratori Cmc: "L'azienda rischia il fallimento e i cantieri si fermeranno"

In ballo ci sono le opere di almeno tre città siciliane: Palermo, Caltanissetta e Catania. Proprio in quest'ultima a saltare potrebbe essere la realizzazione della metropolitana

La stagione degli scioperi contro le politiche aziendali del datore di lavoro sembra finita. E il nemico non è più l'azienda ma le istituzioni. È il caso della vicenda legata alla Cmc di Ravenna, la ditta che si occupa dei lavori per la realizzazione della metropolitana. Perché, a differenza di altre mobilitazioni, quella dei lavoratori impiegati anche nel cantiere di via Castromarino non è una protesta per lamentare i mancati pagamenti, ma un'azione di sostegno a un'azienda che, secondo la ricostruzione del sindacato, avrebbe una carenza di liquidità pari a circa 60 milioni di euro. 

In viale Felice Fontana, in fila uno dietro l'altro, ci sono circa cinquanta i lavoratori in protesta. Tutti indossano la maglietta del sindacato Fillea Cgil. La maggior parte sono da anni costretti a lavorare alternando 15 giorni di impiego ad altrettanti di cassa integrazione. Per questo gli operai di Cmc, la ditta edile che, tra gli altri cantieri, ha appaltato anche i lavori di realizzazione della metropolitana di Catania, sono in stato di agitazione per il rischio che l'azienda fallisca e chiuda i battenti. Un rischio che, qualora non venisse scongiurato, trascinerebbe con sé circa settemila lavoratori dell'indotto, impiegati su tutto il territorio nazionale. "Solo a Catania, per quanto riguarda i cantieri della metropolitana, siamo duecento", spiega Vincenzo Cubito di Fillea.

"La preoccupazione maggiore è che la quarta azienda edile in Italia per edilizia e la prima cooperativa, possa fallire", commenta Cubito. Si parla di circa 3500 lavoratori in tutta Italia. Sull'isola, tra i cantieri di Palermo, Catania e Caltanissetta, l'indotto è di circa 700 lavoratori, di cui circa 150 solo a Catania. "I lavori per la rete metropolitana rischiano di fermarsi - spiega il sindacalista - e tante maestranze specializzate rischiano di andare a casa". 

"Per gli stipendi non ci sono mai stati problemi - dicono i lavoratori in protesta -, di arretrati rimane solo un mese nel 2018". Se i pagamenti sono sempre stati regolari, la carenza di liquidità ha costretto i vertici aziendali a ricorrere alla cassa integrazione. "Dispiace per le circa settanta persone in cassa integrazione - concludono -, perché non è semplice vivere senza alcuna certezza". 

Il rischio da scongiurare è lo stop ai cantieri. "Cmc è impegnata in tutta Italia alla realizzazione di opere e infrastrutture strategiche per il paese - lamenta Cubito -, se dovesse chiudere i battenti sarebbe una tragedia per i lavoratori e la paralisi per molte città italiane, soprattutto per Catania".

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