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Caso Raciti: chiesta una condanna minore per Antonio Speziale

Il sostituto pg ha chiesto la condanna a 11 anni di reclusione nel processo di secondo grado a Speziale, il giovane accusato dell'omicidio preterintenzionale del poliziotto Filippo Raciti

Il sostituto pg ha chiesto la condanna a 11 anni di reclusione nel processo di secondo grado ad Antonino Speziale, il giovane accusato dell’omicidio preterintenzionale dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, morto per i postumi di ferite riportate durante gli scontri del derby di calcio Catania-Palermo il 2 febbraio 2007 nello stadio Angelo Massimino.

In primo grado Speziale e’ stato condannato a 14 anni di reclusione. Il pm ha chiesto 11 anni e sei mesi per l’omicidio preterintenzionale e 6 mesi per la resistenza a pubblico ufficiale.
Il pg Ledda ha sostenuto che la posizione di Speziale “e’ assimilabile” a quella di Daniele Micale, il maggiorenne che e’ stato processato separatamente per la morte di Raciti e che e’ stato appunto condannato a 11 anni sia in primo grado sia in appello.

Il tutto sembra essere dovuto alla testimonianza di un sottufficiale dei carabinieri. Sembra infatti che, il maresciallo del 12/o reggimento non ha riconosciuto il lavello, che però non sarebbe quello che ha colpito l’ispettore Raciti, che gli è stato mostrato in aula come l’oggetto che aveva visto durante gli scontri. Il carabiniere aveva detto durante l’inchiesta di avere visto ’strisciare per terra’ al Massimino un lavello di lamiera: "Quello – ha ribadito in aula – però era completo di vasche per l’acqua, mentre questo ne è sprovvisto."

Secondo l’accusa Speziale, durante l’arrivo dei tifosi del Palermo al Massimino avrebbe lasciato il suo posto allo stadio per scontrarsi con gli ultras ‘rivali’ e avrebbe utilizzato un sottolavello in metallo, usandolo contro le forze dell’ordine che cercavano di bloccarli. In quell’occasione, davanti all’ingresso della Curva Nord, avrebbe ferito mortalmente, con una lesione al fegato, l’ispettore Raciti.

Con lui avrebbe agito anche un altro ultras etneo, Daniele Micale, che, in un processo separato, la Corte d’assise di Catania, il 23 marzo del 2010, ha condannato a 11 anni di reclusione, sentenza confermata in secondo grado lo scorso 21 ottobre: 10 per omicidio preterintenzionale e un anno per resistenza aggravata a pubblico ufficiale.
 

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