Cronaca

Ingegnere rapito in Siria, chiesto riscatto: forse è in mano ai ribelli

Il rapimento di Belluomo - sul quale la Procura di Roma ha aperto un fascicolo - si incrocia, almeno temporalmente, con quella di cinque giornalisti stranieri scomparsi nei giorni scorsi e oggi tornati in Turchia dopo esser stati sequestrati da miliziani siriani filo-regime

Sul rapimento dell'ingegnere catanese Mario Belluomo e dei suoi due colleghi russi, il ministero degli Esteri russo ha diffuso un comunicato nel quale si parla della richiesta di riscatto da parte di rapitori non ancora identificati. A differenza di quanto affermato, nei giorni scorsi, dalle fonti diplomatiche sul luogo del rapimento, il ministero russo sostiene che i tre sono scomparsi mentre erano a bordo di un'auto che viaggiava lungo la strada Tartus-Homs.

Quest'ultima, infatti, è una zona a rischio perchè frequentata da cecchini e bande che, non sempre, sono riconducibili ai ribelli anti-governativi. Due sono così le ipotesi su chi ha rapito l'ingegnere catanese. Da un lato, l'ipotesi che sia caduto nelle mani di un gruppo di insorti a caccia di denaro. Dall'altro, invece, come sostengono le fonti russe, si parla di un rapimento dal movente non politico: i rapitori avrebbero chiamato l'azienda Hmisho - per la quale lavorando le tre vittime - per chiedere il riscatto.

E' pur vero, però, che ai margini della strada Tartus-Homs si apre l'ormai famigerata ''piana dei massacri'': la pianura del fiume Oronte, stretta a est dalla superstrada Homs-Hama e a ovest dalle pendici della montagna alawita, è stata teatro anche di stragi commesse da uomini armati, fedeli o ostili al regime, contro civili appartenenti alle rispettive comunità rivali: quella sunnita e quella alawita (branca dello sciismo a cui appartengono i clan al potere).

E' una regione però dove operano ormai anche bande di criminali, non necessariamente organiche al conflitto politico-confessionale in corso. A conferma di una situazione di instabilità che oramai non conosce confini in Siria, la Russia ha reso noto di aver inviato cinque nuove navi da guerra nel Mediterraneo vicino alla costa siriana, ufficialmente per sostituire quelle della Flotta del Mar Nero che si trovano nella regione già da novembre. Ma il vero obiettivo di Mosca, secondo i media russi, e' quello di preparare l'evacuazione dei propri cittadini dalla Siria.

Il rapimento di Belluomo - sul quale la Procura di Roma ha aperto un fascicolo - si incrocia, almeno temporalmente, con quella di cinque giornalisti stranieri scomparsi nei giorni scorsi e oggi tornati in Turchia dopo esser stati sequestrati da miliziani siriani filo-regime. La vicenda ha coinvolto l'inviato di punta della Nbc, Richard Engel, e altri quattro giornalisti finiti nelle mani di un ''gruppo armato legato al regime'' nel nord della Siria. I cinque sono stati liberati, secondo la loro testimonianza, da una brigata di ribelli. Oltre a Engel, i quattro - di cui non si conoscono ancora le generalità- sono un turco, un giordano-britannico, un altro americano e un tedesco-siriano. Proprio oggi Reporter senza frontiere ha pubblicato il triste rapporto annuale sulle violazioni alla stampa in tutto il mondo. La Siria - secondo Rsf - è un vero e proprio ''cimitero'' dell'informazione, con 17 giornalisti uccisi nel 2012 su un totale di 88.

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