Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca Acireale

Aveva razziato una casa di riposo: incastrato dalle impronte digitali

L'uomo aveva preso di mira, insieme ad altri complici ancora in fase di identificazione, la “Casa dell’Angelo”

I carabinieri della stazione di Guardia Mangano hanno arrestato un pregiudicato catanese di 30 anni, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale Catania, per il reato di furto aggravato in concorso. L'uomo aveva preso di mira, insieme ad altri complici ancora in fase di identificazione, una casa di riposo per anziani, la “Casa dell’Angelo”, sita nella Frazione Guardia di Acireale, in via Vecchia Pozzillo. La struttura, completamente rinnovata, era stata arredata e si apprestava ad aprire al pubblico. Ma il ladro, in virtù di ciò, ha colpito in sequenza tra il 18 e il 19 dicembre 2020, nonché il 31 dicembre 2020, quando, dopo aver tagliato parte della recinzione metallica e danneggiato la porta d’ingresso, è entrato nella struttura impossessandosi di diversi elettrodomestici (4 Tv LCD, 1 frigorifero, 1 lavastoviglie, 1 cucina completa di forno elettrico), razziando inoltre ben 300 chili di limoni dall’agrumeto prospiciente la struttura. Per nulla soddisfatto delle passate scorrerie, è ritornato sul luogo del delitto il 1° gennaio scorso, per rubare dalla struttura i materassi e i cuscini, evento non portato a termine solo perché i proprietari si erano recati sul posto ed accorgendosi della presenza dei ladri si erano messi a gridare avvertendo nel contempo i carabinieri della locale stazione.

In quella circostanza, uno dei ladri prima di fuggire ha detto a uno dei proprietari una frase in dialetto catanese alquanto “rassicurante” : “Ziu, non facissi vuci ca non tunnamu cchiù”. I militari, intervenuti sul posto, anche grazie all’ausilio dei colleghi della sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Catania, hanno ricostruito passo dopo passo l’evento criminoso, dal taglio della recinzione fino alla forzatura delle porte e delle finestre, sia esterne che interne, laddove gli investigatori sono riusciti a rilevare diverse impronte digitali che, da un riscontro in banca dati, sono risultate appartenere all’arrestato che in passato era stato già fermato per reati legati al mondo della droga. Prove che non hanno lasciato alcun dubbio al giudice che, su proposta del magistrato titolare dell’indagine, ha emesso la misura restrittiva, ordinando l’arresto del malvivente e la sottoposizione del medesimo agli arresti domiciliari.

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