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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca

Il grande fallimento del reddito di cittadinanza

Il 70% di coloro che hanno iniziato a percepire il beneficio tra aprile e giugno del 2019 lo aveva ancora nell'ultimo semestre del 2021

Il Reddito di cittadinanza è una misura costosa ma davvero utile? Nei primi tre anni di Reddito e Pensione di Cittadinanza sono stati erogati quasi 20 miliardi di euro a 2 milioni di nuclei per un totale di 4,65 milioni di persone. Ma se il reddito (e pensione) di cittadinanza ha funzionato come misura contro la povertà non si può dire lo stesso come passaggio verso l'inserimento lavorativo: la conferma arriva da un paper dell'Inps sulla misura secondo la quale il 70% di coloro che hanno iniziato a percepire il beneficio tra aprile e giugno del 2019 lo aveva ancora nell'ultimo semestre del 2021.

La permanenza nel beneficio sembra essere soprattutto legata alla nazionalità del richiedente, alla composizione del nucleo, all'area geografica di residenza. Tra chi ha iniziato a prendere il beneficio tra aprile e giugno 2019 i "persistenti" sono prevalentemente italiani, single, abitanti del Sud o delle Isole. 

  • A dicembre 2021 il 44,7% dei beneficiari erano famglie monocomponenti e il 67,3% senza minori.
  • I nuclei con disabili sono il 17%.
  • L'importo medio è di 546 euro, molto differenziato tra Rdc (577 euro) e pensione di cittadinanza (281 euro).
  • Il momento con il maggiore turn over è quello del rinnovo annuale della Dichiarazione sostitutiva unica necessaria per rinnovare i benefici e la sospensione dopo la 18-esima mensilità percepita.

L'ennesima controprova che la misura è utile per contrastare la povertà ma inefficace nel combattere la disoccupazione arriva dall'analisi longitudinale dei beneficiari del Reddito di cittadinanza che ha evidenziato che su 100 soggetti beneficiari del Rdc, quelli "teoricamente occupabili" sono poco meno di 60. Di questi: 15 non sono mai stati occupati, 25 lo sono stati in passato, e meno di 20 sono ready to work ovvero hanno una posizione contributiva recente, in molti casi con NASpI e part-time.

In pratica quindi i beneficiari del reddito sono in gran parte lontani dal mercato del lavoro. 

Ma c'è un ulteriore dato che fa riflettere: la sovra-rappresentazione di nuclei residenti nelle regioni meridionali (due percettori su tre risiedono al Sud o nelle Isole) e di nuclei monocomponenti rimanda al dibattito scientifico in atto sulle misure di povertà e sulla forte discrepanza tra numero di poveri assoluti (5,7 milioni nel 2020 sulla base dell'indagine campionaria Istat e sulla definizione di povertà a partire dai consumi) e numero di percettori di almeno una mensilità di Rdc/Pdc (3,7 milioni nel 2020). Due milioni di persone che appaiono fuori dall'ombrello del sussidio.

Fonte: Today.it

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