Nuove regole per i tabaccai: ecco cosa cambia

Il decreto Balduzzi è diventato Legge a fine ottobre. Tra i punti più discussi, quello dei tabacchi. Abbiamo chiesto chiarimenti a Francesco Lombardo, presidente provinciale della federazione italiana tabaccai

Il  decreto Balduzzi è diventato Legge a fine ottobre, quando è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Tra i punti più discussi, soprattutto tra le categorie di settore, merita attenzione la riforma delle cure primarie (assistenza territoriale con gli ambulatori h24 e medici e infermieri), le novità introdotte per la dirigenza sanitaria e il governo clinico (arriva l’albo dei direttori generali), e quelle sul fumo,l’alcol, la ludopatia e i certificati sportivi.

"Bad news" per i tabaccai. La legge recita, infatti, che “chiunque vende prodotti del tabacco ha l'obbligo di chiedere all'acquirente, all'atto dell'acquisto, l'esibizione di un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età dell'acquirente sia manifesta. Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1.000 euro a chiunque vende o somministra i prodotti del tabacco ai minori di anni diciotto. Se il fatto è commesso più di una volta si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.000 euro e la sospensione, per tre mesi, della licenza all'esercizio dell'attività".

I tabaccai però non ci stanno e accusano l’esagerazione delle misure del provvedimento.
“Le sanzioni previste dalla vecchia legge- dichiara senza mezzi termini Francesco Lombardo, presidente provinciale della federazione italiana tabaccai di Catania-  erano più blande, meno incisive. Ci sembra esagerato rischiare di chiudere l’attività per tre mesi,considerato che questo significherebbe la morte per noi,soprattutto in un periodo come questo".

“ Comprendiamo perfettamente la gravità della questione- continua Lombardo - e siamo d’accordo sull’innalzamento dell’età richiesta, dai 16 ai 18, però bisogna considerare che questi ragazzi sanno trovare sempre degli escamotages per aggirare la legge. Riteniamo più che altro che debba esserci una maggiore educazione da parte delle famiglie, che dovrebbero responsabilizzare i propri figli: è facile prendersela con chi vende, per giunta per conto dello Stato. In realtà noi siamo l’anello debole e ci sentiamo particolarmente penalizzati da questi provvedimenti".

"L’incongruenza si manifesta nel momento in cui il tabaccaio nel dubbio deve chiedere un documento d’identità,anche se il cliente può rifiutarsi di esibirlo,e quindi di non vendere le sigarette. Il problema generale è che noi non possiamo sostituirci ai pubblici ufficiali”, sottolinea il presidente Lombardo precisando come attività quali il contrabbando e la contraffazione stiano riprendendo piede.

“A volte si possono commettere errori in buona fede, ma allo stesso modo si rischia seriamente. Il fatto è che il problema rimane irrisolto perché la realtà è completamente diversa da quella che loro immaginano a tavolino” conclude il presidente provinciale.

“Inasprire le sanzioni per chi vende sigarette ai minori serve a recuperare un po' di danari nelle casse dello stato, ma soprattutto di non perderne altri: broncopneumopatie, tumori del polmone e del cavo orale, malattie congenite costano al sistema sanitario nazionale molto di più di quello che guadagnerebbe lo Stato con quello che proviene dal monopolio statale per la vendita di sigarette.
Diminuire il numero dei fumatori equivale in pratica a risparmiare sulla spesa sanitaria, considerando anche che molte delle patologie garantiscono agli affetti l'esonero dal pagamento del ticket sanitario” specifica Milena Aquilino, non fumatrice e studentessa di Scienze Infermieristiche.  “Le campagne antifumo promosse dal ministero sono un vero ed importante investimento per la sanità pubblica: ogni persona affetta da qualsiasi di quelle malattie, necessita di ricoveri continui, di esami costosi che vanno ripetuti periodicamente e frequentemente, sono tutti pazienti che richiedono un elevato bisogno assistenziale (presidi, farmaci, attrezzature e personale sanitario!). Inoltre si tratta per la maggior parte di malattie cronico-degenerative, dalle quali pertanto non si guarisce ma, anzi, peggiora. Consideriamo pertanto (oltre l'esonero dal ticket) quanto l’Inps debba pagare per questo paziente: pensione di invalidità, di accompagnamento e assegni familiari, e via dicendo. Come se non bastasse si tratta di persone che non potranno lavorare,con relativo aumento popolazione non attiva. Prevenire,a mio parere, è sicuramente meglio che curare!” conclude la studentessa.
 

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