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foto Sovrintendenza del Mare

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Relitto romano con anfore nel mare di Acitrezza, i rilievi della Soprintendenza del Mare

Nelle prossime settimane, con l'appoggio della Capitaneria di porto, un robot sottomarino a controllo remoto perlustrerà ulteriormente l'area intorno al relitto, verificando l'eventuale presenza di altre parti del suo carico

Un relitto con il suo carico di anfore nel mare di Acitrezza. La Soprintendenza del Mare ha effettuato una serie di rilievi fotografici e prelievi di reperti sul relitto romano, al fine di creare il primo rilievo tridimensionale propedeutico ai prossimi lavori scientifici. Sotto la direzione del sovrintendente Sebastiano Tusa, l'archeologo responsabile di zona Philippe Tisseyre ha coordinato le operazioni di rilievo e documentazione, mentre l'elaborazione dei dati in 3D è stata realizzata da Salvo Emma.

Il carico si presenta come un cumulo di anfore di almeno cinque tipi ed è ritenuto molto interessante per quanto riguarda le nuove problematiche della navigazione segmentaria nell'antichità e della redistribuzione dei carichi anforistici. E' prevista a breve una ricerca sugli impasti per determinare il tipo di argilla e la localizzazione delle fornaci di produzione.

Il relitto si trova tra i 65 e gli 80 metri di profondità ed è stato segnalato per la prima volta nel 2011, successivamente il gruppo di esploratori subacquei del team "Rebreather Sicilia", in collaborazione con la Soprintendenza del Mare, ha effettuato la prima documentazione video fotografica dando vita al progetto "Ombre dal fondo".

Dopo i primi rilievi tecnici effettuati nel 2015, la Soprintendenza del Mare sta effettuando adesso lo studio di dettaglio del relitto e del suo carico. E' stato effettuato il recupero di due anfore al di fuori del carico principale: un'anfora Dressel 1C e un'anfora di piccolo modulo appartenente alla morfologia delle anfore greco-italiche.

Il carico più consistente è composto da anfore greco italiche "di transizione" provenienti dalla Campania o dall'Etruria e di alcune anfore Dressel 1C, mentre il rilievo 3D ha messo in evidenza alcune anfore del tipo lamboglia 2/greco-italica, già trovate in associazione su altri relitti nel Mediterraneo.

Cio' potrebbe suggerire anche vari scali adriatici ma anche la presenza nelle vicinanze di un "hub" di ridistribuzione delle anfore. La datazione complessa, inerente le problematiche ancora aperte su queste tipo di anfore, e' da situare intorno al II secolo a.C., probabilmente metà-fine del secolo. Lo studio in corso permettera' di ricostruire oltre al carico, la sua disposizione e le caratteristiche della nave (circa 15 metri di lunghezza e 4 di larghezza), aggiungendo un tassello alla la rotta delle imbarcazioni commerciali lungo la costa catanese e alla sua interportualita', sottolineando la notevole importanza di scali come quello delle Isole dei Ciclopi, citato anche nell'Eneide, probabilmente legata anche a motivi cultuali.

Nelle prossime settimane, con l'appoggio della Capitaneria di porto, un robot sottomarino a controllo remoto perlustrerà ulteriormente l'area intorno al relitto, verificando l'eventuale presenza di altre parti del suo carico. Per effettuare la ricostruzione 3D sono state scattate oltre 1500 fotografie che consentiranno la realizzazione di un modello tridimensionale.

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