Renzi a Catania, prossimo G7 in Sicilia: attacco alla Lega

"Aver fatto la festa in Sicilia - ha detto Renzi - è molto più di un fatto organizzativo, significa condividere la passione e gli ideali che vi caratterizzano e che vogliamo indicare a tutta l'Italia"

Matteo Renzi a Catania chiude la Festa nazionale dell'Unità ed elogia i valori del Sud andando all'attacco della Lega. "C'è chi strumentalizza il lavoro dei servitori dello Stato - dichiara dal palco centrale - chi si permette di andare in giro con le magliette immaginando di rappresentare lui la polizia ma per sette anni hanno bloccato il contratto di quelle persone e noi lo abbiamo sbloccato e abbiamo riconosciuto con gli ottanta euro che sono servitori dello Stato, non di un partito. Tenetevi le vostre camicie verdi e lasciate le magliette della polizia a chi è degno di portarle".

"Aver fatto la festa in Sicilia - ha detto Renzi - è molto più di un fatto organizzativo, significa condividere la passione e gli ideali che vi caratterizzano e che vogliamo indicare a tutta l'Italia". "Catania è un punto di riferimento non solo per la Sicilia ma per l'intero Paese", sottolinea Renzi.

E saluta il sindaco di Catania Enzo Bianco e il presidente della Sicilia Rosario Crocetta, presenti in platea. Prima del suo intervento il premier ha incontrato i parlamentari siciliani del Pd. "Se c'è una regione - ha evidenziato - che ha dimostrato negli ultimi mesi che i luoghi comuni sono assurdi e da respingere al mittente, questa è la Sicilia. Durante un incontro internazionale persone autorevoli mi hanno detto 'in Sicilia c'è la mafia'. In quel preciso momento ho deciso che il G7 del 2017 si sarebbe fatto qui per dimostrare al mondo cos'è questa terra".

Renzi commenta anche la situazione che sta attraverdando Roma con il M5s: "Non attacchiamo Virginia Raggi: rispettiamo il voto dei cittadini di Roma, facciamo vedere che siamo diversi da chi pensa che la politica sia guerra nel fango. Che abbiamo uno stile. Questo non significa abbassare la guardia" ma "noi le istituzioni le rispettiamo sempre, non quando c'è qualcuno dei nostri a governare. Prima del Pd c'è l'Italia".

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Il premier ribadisce anche la sua apertura sull'Italicum. "Ci hanno detto - sottolinea - che il problema del referendum era la legge elettorale: abbiamo detto che siamo pronti a discuterne. C'è bisogno però che gli altri facciano proposte, noi facciamo le nostre". "Disponibilità totale a discutere di legge elettorale", ma il premier attacca anche "chi fuori da qui con strumenti propri della cultura antagonista ha cercato di rovinarci la festa" che "non rappresenta una cultura antagonista, ma è nel solco di chi ha storicamente negato alla sinistra una ragione di esistere. Quelli che contestano e spaccano tutto non hanno in testa il futuro dell'Italia".

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