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Pistacchio di Bronte Dop, così prezioso da trovarlo ovunque

Ne producono 1500 tonnellate ma lo troviamo ovunque. Come è possibile? A porre questa domanda è il giornalista Emilio Casalini nel servizio del programma Report che andrà in onda questa sera su Rai tre

"Cosa ci spinge a pagare un prezzo più alto per un cibo? Ad esempio, il pistacchio di Bronte. Ne producono 1500 tonnellate ma lo troviamo ovunque. Come è possibile?". E' la domanda che pone il giornalista Emilio Casalini nel suo servizio "Prodotti...atipici" del programma Report che andrà in onda questa sera su Rai tre alle ore 21.30.

Il pistacchio di Bronte, che cresce sulle rocce laviche dell'Etna, si raccoglie solo a mano ogni due anni ed è protetto da una Dop che lo rende prezioso. Ma nel mondo di pistacchio accostato al nome Bronte ne gira molto di più.

"Da un lato la normativa europea e quella italiana tutelano i prodotti Dop. Dall'altro però consentono di scrivere 'made in Bronte' su prodotti alimentari la cui provenienza è straniera ma in Sicilia subiscono una lavorazione. Anche minima - ci spiega Casalini anticipando quello che vedremo questa sera a Report - Per cui abbiamo il pistacchio siriano, turco o iraniano che viene semplicemente tritato, ossia un banale cambio di stato fisico, e in questo modo acquista la possibilità di avere scritto in etichetta, 'made in Bronte'".

"Anzi, per essere precisi - puntualizza Casalini - ci sono quelli che scrivono 'prodotto e confezionato a Bronte'. Ci aggiungono l'immagine della Sicilia e la suggestione per il consumatore medio è fatta. Poi c'è anche chi scrive proprio 'made in Bronte' e non si capisce come questo sia permesso quando non si tratta di pistacchio Dop. Ovviamente tutto ciò si traduce in un danno per i produttori di pistacchio Dop".

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