Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

Criminalità organizzata e scavi archeologici clandestini: la pista catanese che arriva fino a Palermo

Le intercettazioni contenute nell'ordinanza dell'operazione antidroga "Quadrilatero", portano alla luce, in maniera collaterale, un'attività clandestina di scavi archeologici messa in atto nella zona di Termini Imerese. Durante le fredde notti d'inverno del 2019, alcuni personaggi senza scrupoli sondano il terreno per portare via reperti greci con la complicità dei pastori palermitani. Che non perdonano gli sgarri subiti, punendoli con pestaggi a sangue

Il 34enne Giuseppe Gentile è una delle 18 persone tratte in arresto nell’ambito dell’operazione antidroga “Quadrilatero”, eseguita dai carabinieri etnei lo scorso 20 settembre. Il suo nome finisce nell’indagine, iniziata nel 2018, con le accuse di tentata estorsione aggravata, estorsione in concorso e rapina. C’è poi un terzo capo d’imputazione non molto comune nel panorama criminale catanese, ma neanche così raro: esecuzione di ricerche archeologiche senza autorizzazione.

E’ coinvolto, infatti, in una “campagna di scavi” avviata con il favore delle tenebre nell’insediamento palermitano di Himera, che ospita i resti di un’antica polis fondata nel 648 a.C. dai coloni greci provenienti da Zankle, quella che oggi  è Messina, e da un gruppo di fuoriusciti politici siracusani. Il Pm non ha richiesto, a questo proposito, una ulteriore misura cautelare, ma è interessante lo spaccato che emerge dalle intercettazioni che lo riguardano.

I collegamenti con l'ambiente criminale palermitano

Secondo gli inquirenti, Giuseppe Gentile sarebbe stato “un soggetto evidentemente inserito, o comunque accreditato, in contesti criminali anche organizzati sia  in Catania città e provincia, che nella provincia di Palermo”. Tanto da poter operare in un contesto rurale ostile, fatto di pastori che sorvegliano anche di notte le campagne per prevenire i furti di bestiame. E che non esitano a punire anche in maniera fisica i trasgressori che non scendono a patti con loro.

Metal detecor e badilate per trovare i reperti

Il quadro che esce fuori dalle intercettazioni contenute nell'ordinanza di custodia cautelare, e che ricorrono tra lui e N. L. , quarantenne paternese, è quello di una bassa manovalanza che opera nel settore degli scavi archeologici clandestini menando a destra e a manca badilate e picconate. Disponevano per di strumenti, probabilmente dei metal detector. Già in passato i carabinieri hanno pizzicato dei tombaroli di Paternò, che operavano con lo stesso metodo nel sito di Palike, a Mineo. La ricerca di monete non sempre è redditizia, ma può arrivare a fruttare parecchio, se si hanno i canali giusti per la vendita.

N.L. -“La prima volta, quando hanno preso i soldi, lui si è dato alla pazza Gioia”

Giuseppe Gentile- ahaha

N.L. – Cavolo, ma lo sai cosa ha combinato, bere e quel fatto a mitraglia a mitraglia. Poi ne ha fatto un’altra più grossa ancora, ne ha fatto una bella. Mio papà non c’era, se n’era uscito. Si era messo, no se ne era… non ci voleva andare più. Aveva provato a mettersi per conto suo con le arance. Si era comprato un camion di cassette ed ha incontrato il compagno sbagliato anche, e in questo frattempo ha continuato e ne ha fatta una più grossa ancora.

Giuseppe Gentile: - ah

N.L.: - Ma grossa, all’epoca l’ha fatta a Randazzo, bella grossa e poi mio padre si sono uniti un’altra volta, perché lui si è litigato con tutti, con tutti si amazza. Ti puoi informare in piazza dove ci sono tutti questi compratori queste cose, al momento che lo nomini saltano in aria perché troppo infamio

Il ragazzino di Paternò impiccato dai pastori

In questo contesto, Giuseppe Gentile è intercettato mentre parla con altre persone coinvolte negli scavi clandestini. Ad un certo punto, la conversazione fa riferimento ai “rischi del mestiere”, prendendo come spunto quanto accaduto ad un ragazzo di Paternò, picchiato ed impiccato (ma non ucciso) dagli allevatori locali perché preso come capro espiatorio in relazione ad alcuni furti e danneggiamenti collaterali agli scavi.

N.L. – E’ un ragazzo d’oro che fa anche questo mestiere, un ragazzo d’oro, gli hanno fatto del danno questi che scavano al pastore. Hanno preso lui, povero figlio. Prima lo hanno massacrato tutta a nottata, se ne sono scappati tutti ed è rimasto lui, e poi lo hanno impiccato

Giuseppe Gentile- E’ morto?

N.L. – Per ammazzarlo, va, e quel ragazzo non c’entrava nulla veramente

Giuseppe Gentile – Ma è morto, è morto?

N. L. – No no, non è arrivato a morire

[…]

N.L. – Era li per guadagnarsi un pezzo di pane, poverino eh… Gli hanno fatto del male ben bene, gli hanno fatto del male all’epoca ad Antonio, mi ha fatto anche pena. Comunque ‘mbare è un mestiere rischioso. Però mi sa che questa volta Pippo, si è messo il diavolo in mezzo ai piedi. Quando dici tu per quelle cose, per quelle statue mi dai il via, mi sono dimenticato di dirgli questo a mio papà, lo vedi!

Il vaso greco trovato e rotto per sbaglio

Giuseppe Gentile avrebbe poi organizzato, alla fine del febbraio 2019, una trasferta a Palermo di cinque giorni. In una telefonata intercorsa con il fratello G.G. , si intuisce che i due si trovavano nella zona di Termini Imerese per effettuare degli scavi archeologici e che, insieme ad un altro compagno, G.L., avevano trovato un vaso in terracotta, (si può supporre di origine greca, dato il luogo in cui operavano) danneggiandolo.

Giuseppe – Ho trovato io un coso di terra cotta, lo hanno rotto

G.G. – Ma vale o no?

Giuseppe Gentile – no, vale come “min**ia”, è nero. Addirittura dipinto

I carabinieri li scoprono, ma non trovano i reperti

In un’altra intercettazione, secondo gli inquirenti Giuseppe Gentile avrebbe invece svolto un ruolo esterno, di coordinamento, rimanendo però a Catania.  Avrebbe però preso le redini della situazione interfacciandosi con i pastori per far operare il gruppo in sicurezza, assicurando loro che gli “scavatori” non avrebbero arrecato danni. Tuttavia,  a rovinare i piani è un controllo notturno dei carabinieri, che sorprendono e denunciano sette persone (due messinesi, quattro paternesi ed un catanese) per attività di scavo non autorizzate, senza però trovare traccia di eventuali reperti trafugati. Gentile li rimprovera, dicendo loro di non aver ascoltato la sua raccoandazione di stare uniti e non dividersi in più gruppi, per dare meno nell'occhio.

N. – No motori (probabile parola in codice) non li hanno trovati, gli hanno rovistato tutta la macchina e so che non ne hanno trovati

Giuseppe – ho capito, allora meglio così

N. – Motori no, ce li hanno loro. Dovesse scendere dice Giuseppe per sapere chi è stato questo, dice, che ci ha giocati

Giuseppe Gentile – Non se li è gioati nessuno ‘mbare, erano divisi oloro te lo dico io. Uno era sotto ed uno era sopra, ma comunque li non c’erano per queste cose, perché non ha tre giorni che sono polpette, ‘mbare

N. -  Così c’è scritto nel verbale

Giuseppe Gentile– No, no ‘mbare. Ma come è possibile che ci sono io e tutto a posto, non ci sono io e succede sempre qualche cosa, dimmelo tu? E perché non ascoltano tu stesso…

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