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Cronaca

Una nuova conquista contro il melanoma, lo studio di un oncologo catanese

I pazienti con melanoma avanzato possono beneficiare di una terapia innovativa basata su infusione di linfociti T. E' quanto emerso da uno studio scientifico, presentato nella sessione più importante del congresso ESMO Annual meeting 2022, e al quale ha lavorato Marco Donia, catanese, medico oncologo e professore associato presso l’ospedale universitario di Copenhagen

I pazienti con melanoma avanzato che non rispondono alla immunoterapia standard, possono beneficiare di una terapia innovativa basata su infusione di linfociti T, ovvero un particolare tipo di cellula del sistema immunitario. E' quanto emerso da uno studio scientifico, presentato nella sessione più importante del congresso annuale della società europea di Oncologia (ESMO Annual meeting) 2022. Marco Donia, catanese, medico oncologo e professore associato presso l’ospedale universitario di Copenhagen è uno degli autori principali dello studio.

"Questa terapia consiste in linfociti T (cellule) dello stesso paziente, che vengono recuperati da una metastasi tumorale tramite una piccola operazione, moltiplicati e attivati in un laboratorio specializzato, e infusi allo stesso paziente per via endovenosa dopo 3-5 settimane. I linfociti T, chiamati anche TILs ovvero Tumor-Infiltrating Lymphocytes, in italiano linfociti infiltranti il tumore, dopo l’infusione andranno a trovare le restanti metastasi e uccidere i tumori", spiega Donia che ha studiato in questi anni l'immunoterapia per il trattamento del cancro e, nel 2019, con la nomina a “Lundbeck Fellow”, ha ottenuto il finanziamento di quasi 1.5 milioni di euro da parte della Fondazione Lundbeck, per studiare proprio il ruolo di queste cellule del Sistema immunitario.

Come ha avuto inizio lo studio?

"Questo progetto ha avuto inizio nel 2014, quando i nostri due gruppi di ricerca al National Center for Cancer Immune Therapy (Danimarca) e al Netherlands Cancer Institute (Paesi Bassi) hanno unito le forze e iniziato uno studio clinico di fase 3 per dimostrare se la terapia cellulare con TILs fosse migliore della terapia standard".

Quanti pazienti sono stati sottoposti al trattamento e che risultati sono stati raggiunti?

"168 pazienti sono stati inclusi nello studio, metà trattati con una terapia standard (ipilimumab) e metà con la terapia innovativa. Quasi tutti questi pazienti inclusi nello studio avevano precedentemente ricevuto una immunoterapia standard di prima linea, detta anti-PD-1, e la loro malattia era progredita. Nel nostro studio, i tumori nel 50% dei pazienti trattati con TILs si sono ridotti in maniera significativa dopo il trattamento. Invece, i tumori del 21% dei pazienti trattati con ipilimumab ha avuto una riduzione delle dimensioni. Dopo il nostro studio questa terapia potrebbe diventare standard ed è già in valutazione presso agenzie di valutazione farmaci in Europa".

Il suo è un percorso di eccellenza scientifica nato a Catania che, quasi per forza, è stato obbligato a proseguire fuori dall'Italia?

"Certamente a Catania ho acquisito la corretta metodologia scientifica e le nozioni di base. La mobilità dei ricercatori è una costante in tutto il mondo: gli studi più avanzati si fanno lì dove ci sono le condizioni migliori in un particolare campo scientifico e in un particolare momento. I risultati, sono spesso applicabili ovunque. Il problema a Catania, o in generale nel Sud Italia, non è che bisogna spostarsi per perseguire delle linee di ricerca specifiche. Il problema è che, molto raramente, ricercatori stranieri di alto livello trovano le condizioni per potersi spostare a Catania. Bisognerebbe chiederne il motivo alle istituzioni preposte come Università ed Enti di Ricerca".

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foto all'ESMO del team della Danimarca 

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