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Rifiuti, l'ex sindaco di Aci Catena "canale di collegamento" tra mafia e Comune

Dalla lettura dell'ordinanza di arresto dei 19 soggetti coinvolti nell'operazione "Gorgòni" della Dia emerge il ruolo dell'ex primo cittadino di Aci Catena e del suo vice sindaco Giovanni Grasso. Per gli inquirenti Maesano sarebbe il "trait d'union" tra cosche e Comune

Il nome di Ascenzio Maesano - storico sindaco di Aci Catena arrestato lo scorso anno dagli uomini della Dia per un presunto giro di tangenti che ha scosso dalle fondamenta il Comune etneo - torna al centro della cronaca giudiziaria catanese. Dal torpore in cui era finito dopo le dimissioni e i domiciliari, l'ex primo cittadino è stato coinvolto l'altro ieri nella maxi retata con la quale il gruppo interforze guidato da Roberto Panvino ha svelato gli appettiti delle famiglie mafiose dei Laudani e dei Cappello nel settore dei rifiuti. All'interno delle circa 200 pagine che compongono l'ordinanza di applicazione delle misure cautelari predisposta dal gip di Catania nei confronti dei 19 soggetti coivolti nell'operazione "Gorgòni", l'agire dell'ex primo cittadino catenoto viene descritto dai magistrati inquirenti come "il canale di collegamento tra le consorterie mafiose e l'ente da lui amministrato".

I contatti diretti dell'ex sindaco e vice sindaco con le famiglie mafiose

Il comune di Aci Catena, infatti, viene descritto come per nulla "immune da infiltrazioni mafiose" a causa dei "suoi amministatrori" che intrattenevano, secondo l'accusa, "contatti diretti". In particolar modo si fa riferimento alle relazione tra Ascenzio Maesano e Lucio Pappalardo, definito "referente su quel territorio per il clan Laudani, nonché con alcuni personaggi riconducibili al clan Cappello". Entrambi i clan, tuttavia, avevano contatti anche con il vicesindaco di Maesano, Giovanni Grasso, che "pare fosse legato da vincoli parentali con un esponente di rilievo del clan Laudani", secondo quanto gli investigatori hanno appreso dall'ascolto di una conversazione di Vincenzo Guglielmino, il titolare della E.F. Servizi Ecologici al centro dell'inchiesta. 

Gli incontri per l'affidamento del servizio di nettezza urbana

Nel mese di dicembre 2015, gli inquirenti appurano che Guglielmino avevano richiesto l'intervento di Massimiliano "Massimo u carruzzeri" Salvo, vertice del clan Cappello, per riottenere l'affidamento del servizio di nettezza urbana dall'amministrazioen comunale di Aci Catena. Da quel momento in poi, secondo quanto ricostruiscono i magistrati, si sono susseguiti una serie di incontri a cui hanno partecipato Lucio Pappalardo, esponente dei Laudani nell'acese,  il sindaco Maesano, il vice sindaco Giovanni Grasso, Vincenzo Guglielmino "ed altri esponenti della criminalità organizzazata". I summit sarebbero serviti a "trovare una soluzione alla richiesta dell'imprenditore", come si legge nell'ordinanza. Da una serie di pedinamenti e altri tipi di strumenti di indagine, si è visto inoltre come Pietro Garozzo, uomo dei Cappello e Marcello Corona, definito "tramite" tra i Cappello e i Laudani, insieme all'imprenditore Gugliemino si soo recati al Comune di Aci Catena, per incontrare Maesano. Nel dicembre del 2015, tramite servizi di osservazione, i tre sono stati visti uscire da un edificio del Comune, lo stesso dal quale, poco dopo, sarebbe uscito anche l'ex sindaco.  

Il mancato rispetto dell'accordo

La visita secondo i magistrati sarebbe collegata alla imminente scadenza dell'ordinanza di affidamento temporaneo del servizio alla Senesi s.p.a.  "Nonostante le rassicurazioni ricevute sul possibile epilogo favorevole dell'appalto di Aci Catena in suo favore - si legge nell'ordinanza - il Guglielmino aveva appreso che il comune di Aci Catena, ed in particolare il sindaco Maesano ed il vice sindaco Grasso Giovanni, aveva adottato un nuovo provvedimento con il quale il servizio RSU era stato riaffidato alla Senesi per un ulteriore trimestre". Una circostanza che avrebbe scatenato le ire di Guglielmino che, parlando con la moglie e con Raffaele Scalia, avrebbe discusso delle iniziative da prendere. Non solo legali, ma anche "coercitive" nei confronti del vice sindaco Grasso e di Maesano, colpevole di non aver rispettato gli accordi presi in presenza di Guglielmino e degli "esponenti della criminalità organizzata appartanenti alle famiglie Cappello e Laudani".

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