Rischio terremoto: per la Sicilia orientale stanziati contributi più cospicui

La Sicilia è la regione che, insieme con Calabria e Campania, ha ricevuto i contributi più cospicui. In particolare, la Sicilia orientale (Catania, Siracusa, Ragusa, Messina) è la zona con più alto rischio sismico

E' stato firmato il decreto che stanzia 139,3 milioni di euro tra 17 Regioni per interventi di prevenzione del rischio sismico relativi al 2011. I contributi sono stati ripartiti sulla base dell'indice medio di rischio sismico. La Sicilia è la regione che, insieme con Calabria e Campania, ha ricevuto i contributi più cospicui, calcolati sulla base dell'indice di rischio, che tiene conto della pericolosità del territorio e della vulnerabilità degli edifici e delle infrastrutture, con l'obiettivo prioritario della riduzione della perdita di vite umane.

In particolare, la Sicilia orientale (Catania, Siracusa, Ragusa, Messina) è una zona ad alto rischio sismico. La nuova Carta Vulcano-Tettonica dell’Etna -  realizzata dall’Osservatorio Etneo, Ingv di Catania e dall’Istituto di ricerche planetari -un quadro aggiornato delle strutture tettoniche e vulcaniche del Monte Etna, responsabili dell’attività sismica e vulcanica di questa regione dove risiedono circa 700.000 persone. La caratterizzazione del tasso di attività delle faglie della regione etnea ha evidenziato l’eccezionale dinamica della faglia della Pernicana, localizzata nel versante nord-orientale, con valori medi di movimento di 20-36 mm negli ultimi 1000 anni, mentre il sistema di faglie delle Timpe nel fianco orientale è caratterizzato da un’importante deformazione, con tassi medi di movimento di circa 2-4 mm/anno. Un risultato significativo di natura applicativa è inoltre rappresentato dal modello sismotettonico proposto nella carta, che riassume le principali informazioni riguardanti la pericolosità sismica delle faglie attive presenti nella regione etnea.

Alla luce di queste risultanze sul rischio sismico della Sicilia Orientale, diventano necessari gli interventi di rafforzamento locale o miglioramento sismico (o, eventualmente, demolizione e ricostruzione) su edifici e opere pubbliche d'interesse strategico per finalità di protezione civile, nonché su edifici privati.

Da qui la decisione della Protezione civile di stanziare i contributi in particolare nell'isola, in tutto 19,5 milioni. Questi contributi statali sono concessi alle Regioni che cofinanziano la spesa per almeno il 40% del costo degli studi di microzonazione e da un minimo del 20% fino a un massimo del 40% per gli interventi sugli edifici privati.

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