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Locali e beni confiscati in mano ai boss, indagini anche a Catania

Ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 24 indagati, ritenuti responsabili di associazione mafiosa, finalizzata alle estorsioni, turbativa d'asta, detenzione illegale di armi, gioco d'azzardo e scommesse clandestine

Dalle prime ore del mattino, nelle province di Messina, Catania, Enna, Mantova e Cagliari, la polizia insieme all'Arma dei carabinieri, sta eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 24 indagati, ritenuti responsabili di associazione mafiosa, finalizzata alle estorsioni, turbativa d'asta, detenzione illegale di armi, gioco d'azzardo e scommesse clandestine.

Le indagini, condotte dai poliziotti della squadra mobile messinese e dai carabinieri del comando provinciale, coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Messina, hanno permesso di accertare estorsioni ad attività commerciali e documentato l'infiltrazione nel settore delle scommesse e del gioco d'azzardo, attraverso sistemi telematici non autorizzati, da parte di un sodalizio mafioso, denominato Giostra, operante nel capoluogo peloritano, riconducibile all' attuale esponente di vertice della consorteria in argomento.

Tra i destinatari della misura anche un commissario liquidatore che, dall'agosto 2015, ricopre anche l'incarico di Vice Presidente del Messina Calcio.

Dalle indagini, inoltre, è emerso come alcuni appartenenti al sodalizio "servendosi di un network di imprese apparentemente legali ma sprovviste dei requisiti prescritti per operare nel mercato dei giochi on line, procedessero alla raccolta delle puntate e al pagamento in contanti delle vincite ai clienti, utilizzando server dislocati al di fuori dei confini nazionali - dicono gli inquirenti - Nel medesimo ambito, l’organizzazione criminale provvedeva a investire nuovamente parte degli introiti nell’acquisto di videopoker, totem e slot-machine, che venivano a loro volta modificati mediante l’installazione di software illegali".

Le investigazioni hanno anche fatto luce sulle modalità con cui Maddalena Cuscinà, moglie del boss Luigi Tibia, e altri due affiliati (Giuseppe Schepis e Leo De Luciano) "si adoperavano per garantire il reimpiego dei proventi illeciti derivanti dal gioco d’azzardo e dalle scommesse clandestine, che venivano reinvestiti in alcune attività di ristorazione e di intrattenimento di cui i medesimi erano intestatari".

I NOMI DEGLI ARRESTATI - Una persona risulta attualmente irreperibile. Gli altri arrestati sono Luigi Tibia, di 42 anni; l'imprenditore Calogero Smiraglia, di 43; Giuseppe Molonia, di 27; Paolo Aloisio, di 36; Teodoro Lisitano, di 46; Vincenzo Misa, di 31; Antonino Musolino, di 36. Sono inoltre finiti in manette Massimo Bruno, di 36; Roberto Lecca, di 37; Eduardo Morgante, di 58; Luciano De Leo, di 36; Paolo Mercurio, di 23; Giuseppe Schepis, di 38; Santi De Leo, di 37; Francesco Gigliarano, di 43; Francesco Forestiere, di 41; Carmelo Salvo, di 41; Carmelo Raspante, di 56; Antonino Epaminonda, di 46; Maddalena Cuscinà, di 39; Antonio D'Arrigo, di 26. Gli ultimi due sono stati posti agli arresti domiciliari.

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