Cronaca

"Non si trova personale? Sono finiti gli schiavi da spremere": la denuncia di un cameriere in nero

La denuncia di un lavoratore del settore della ristorazione a Catania Today. Dopo il nostro articolo sulla ripartenza del settore e sulla mancanza di personale abbiamo raccolto la testimonianza del 25enne Michele che ci ha raccontato la sua storia di ordinario sfruttamento

Nell'articolo di ieri abbiamo documentato la ripartenza dei ristoratori dopo tanti mesi di chiusure e fortissime limitazioni. Abbiamo dato voce ai ristoratori, una categoria particolarmente colpita dalla crisi pandemia e abbiamo raccolto le loro impressioni. Tra queste vi era anche la difficoltà nel reperire il personale. Qualche imprenditore ha addebitato la "colpa" della mancanza di lavoratori al reddito di cittadinanza mentre qualche altro ai ristori per gli stagionali stanziati dal governo. A tanti non conviene lavorare 10 ore al giorno per 700 o 800 euro al mese. Ci avete scritto in tantissimi dicendo, sostanzialmente, che non è vero che mancano persone disposte a lavorare ma che vi sono, per la maggior parte, "condizioni che non si possono più accettare". Dove sta la verità? 

Secondo l'Osservatorio Inps sul precariato, nel 2020, sono andati persi 493 mila contratti a termine. A pesare è stato soprattutto il calo degli occupati nei settori del commercio, dell'alloggio e della ristorazione (-371.000), mentre le cessazioni dei rapporti stagionali e dei contratti intermittenti sono state oltre 200mila. Una vera e propria catastrofe. I media, spesso, fanno parlare l'imprenditore che non trova lavoratori e che offre ghiotte e ben remunerate posizioni nella sua azienda ma, dalle testimonianze che sono giunte alla nostra redazione, la realtà è molto più complessa. Da una parte c'è l'esigenza degli imprenditori della ristorazione e del turismo di ripartire, dall'altra c'è una burocrazia e una tassazione molto pesante e nel mezzo c'è il nero e lo sfruttamento dei lavoratori. Una situazione atavica e complessa resa ancora più ingarbugliata dalla crisi dovuta al Covid.

Michele, un nome di fantasia, ha contattato la nostra redazione per raccontare la sua esperienza di lavoratore nel settore della ristorazione. Lo scenario che ci prospetta è quello di tanto lavoro in nero e di poche garanzie. "Quando ho letto il vostro articolo, ho avuto molto da ridire in merito alla mancanza dei lavoratori a causa del reddito di cittadinanza - dice Michele - poiché la causa della carenza di personale non è data dal reddito di cittadinanza, ma dalle condizioni che vengono proposte. Si fanno non meno di 10 ore a turno, quindi pensate con il doppio turno a quanto si arriva! Per non parlare della misera paga che viene data, tutto ovviamente rigorosamente in nero. Quindi smettiamola con questa farsa che non si trova personale, perché sono gli schiavi che iniziano a scarseggiare".

Michele fa il lavoratore stagionale e non potrà beneficiare del decreto Sostegni poiché ha prestato la sua opera in nero e non percepisce nemmeno il reddito di cittadinanza: "Fin da quando ho terminato le superiori ho iniziato a lavorare in strutture ricettive. Dai 19 anni fino ai 22 ho lavorato facendo le pulizie e come lavapiatti in 2 ville per ricevimenti. Dai 22 anni, sino ad oggi che ne ho 25, lavoro come cameriere in diversi ristoranti e in una villa per ricevimenti. Nei ristoranti faccio almeno 10 ore a turno e la paga, per quanto riguarda i camerieri che vi sono sempre, varia dai 30 ai 40 euro per turno. Per quanto riguarda gli extra 60 euro e le mance vengono trattenute dai titolari proprio per poterci pagare gli extra e tutto avviene rigorosamente in nero, non in regola".

Il ragazzo racconta che viene regolarizzata solamente qualche unità di personale. Stessa cosa accade per i matrimoni, con turni ancora più lunghi. "La paga va dai 40 ai 70 euro a turno. Ovviamente rigorosamente in nero con qualcuno agganciato per non dare nell'occhio, oppure messo in regola per un paio di ore quando invece se ne fanno oltre 10". In tanti anni di lavoro nelle strutture per matrimoni Michele dice di non aver mai visto un controllo da parte delle istituzioni.

"Soltanto una volta è arrivata una pattuglia dei carabinieri perché i vicini si sono lamentati della musica troppo ad alto volume", dice ancora amareggiato. Poi conclude: "Ovviamente non voglio fare di tutta l'erba un fascio. Ci sono posti dove i titolari fanno lavorare bene rispettando il dipendente, ma nella maggior parte dei casi purtroppo non è così". Si tratta di episodi non nuovi e più volte denunciati, quindi le istituzioni in un momento di crisi del settore perché non portano avanti una detassazione in grado di far emergere il nero e di consentire una reale convenienza agli imprenditori e pagamenti migliori per i dipendenti?". 

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