Riti "Ju ju" per prostituzione, arrestati un minorenne e una "madame" nigeriana

Una vittima minorenne aveva ricevuto precise istruzioni sul comportamento da tenere una volta giunta in Italia: appena collocata presso il centro di accoglienza, avrebbe dovuto contattare la propria famiglia in Nigeria per comunicare l’indirizzo del luogo dove si trovava

Lo scorso 7 novembre 2017, a seguito di due distinti decreti di fermo di indiziato di delitto, emessi dalla Procura distrettuale della Repubblica di Catania e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Catania, la polizia di Stato ha fermato Osayuware Osarieme Victoria, nata in Nigeria, conosciuta come “Osarieme” o “Naomi”, tratta in arresto a Torino e A. M. nato in Nigeria, minorenne, tratto in arresto ad Agrigento.

Sono gravemente indiziati, in concorso tra loro, dei delitti di tratta di persone e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in danno di connazionali, con le aggravanti della "transnazionalità del reato, di avere agito in danno di minori degli anni 18, al fine di sfruttarne la prostituzione ed esponendo le persone offese ad un grave pericolo per la vita e l’integrità fisica - facendo loro attraversare il continente di origine sotto il controllo di criminali che le sottoponevano a privazioni di ogni genere, le segregavano e, infine, le facevano giungere in Italia a bordo di imbarcazioni occupate da numerosi migranti esponendole ad un altissimo rischio di naufragio - di avere agito al fine di reclutare persone da destinare alla prostituzione o, comunque, allo sfruttamento sessuale ed al fine di trarne profitto e di avere contribuito alla commissione del reato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno stato", si legge nella nota della squadra mobile.

Il provvedimento restrittivo è il risultato di un’attività di indagine di tipo tecnico, coordinata dalla Procura distrettuale della Repubblica di Catania in sinergia con la Procura presso il locale Tribunale per i Minorenni ed avviata dalla squadra mobile - sezione criminalità straniera e prostituzione - etnea in data 14 luglio 2017, a seguito dell’arrivo di 1423 migranti, giunti presso il Porto di Catania a bordo della nave della Guardia Costiera “Ubaldo Diciotti C.P. 941”.

L'attività di indagine

Durante le fasi di accoglienza dei migranti, personale specializzato della squadra mobile di Catania, ha individuato una vittima di tratta, “Tina” - nome di fantasia- ragazza nigeriana di 16 anni, la quale riferiva i dettagli del suo viaggio compiuto per raggiungere l’Italia, a seguito della decisione di lasciare la Nigeria a causa delle condizioni di estrema povertà della famiglia di origine.

Tina precisava di aver appreso, tramite la sorella, che un connazionale stava cercando una ragazza interessata a lavorare in Italia per la figlia di una donna che le aveva presentato. Dopo esser stata sottoposta al rito “Ju Ju” - assumendo l’impegno di ubbidire alla donna che l’attendeva in Italia e pagare il debito pari a 25 mila euro - aveva iniziato il viaggio con altre due ragazze e, attraversando il Niger, era giunta sulle coste libiche per imbarcarsi.

La vittima minorenne aggiungeva di aver ricevuto precise istruzioni sul comportamento da tenere una volta giunta in Italia: appena collocata presso il centro di accoglienza, avrebbe dovuto contattare la propria famiglia in Nigeria per comunicare l’indirizzo del luogo dove si trovava; tale informazione sarebbe stata veicolata dai familiari della minore alla madre della “madame” in Nigeria, la quale avrebbe fornito l’indirizzo alla figlia in Italia che avrebbe poi organizzato il prelievo della giovane.

Tina riferiva, altresì, di essere stata contattata dalla “madame” che l’attendeva in Italia, mentre si trovava in Libia presso una “connection house” e di avere memorizzato l’utenza utilizzata dalla donna che forniva agli investigatori. Tina, infine, aggiungeva di aver appreso da connazionali nel corso del viaggio, che in Italia avrebbe certamente svolto l’attività di prostituta e sarebbe stata costretta a consegnare il denaro di tale attività alla sua “madame”, al fine di ripagare il “debito d’ingaggio” contratto in Nigeria.

L’attività tecnica, avviata sulla scorta degli elementi offerti dalla vittima ha permesso così di appurare che l’utenza della “madame” era in uso ad una donna nigeriana, identificata per Osayuware Osarieme Victoria, domiciliata nella città di Torino, evidenziando plurimi riferimenti alla vittima per la quale la donna aveva pagato il viaggio in Italia e della quale non aveva avuto notizie.

Nel corso delle investigazioni, è emerso il coinvolgimento nelle attività illecite di A.M., nigeriano minorenne, il quale, in concorso con Osarieme Victoria, aveva organizzato il trasporto da Catania a Milano della minore nigeriana, aiutandola a fuggire dalla struttura per M.S.N.A. dove era collocata, acquistandole anche i biglietti dell’autobus Catania - Roma - Milano.

In data 18 agosto, Tina abbandonava il centro di accoglienza dove era stata collocata dopo il suo arrivo sul territorio nazionale: un’operatrice del centro, seguendo un collaudato protocollo operativo segnalava agli investigatori della Mobile l’allontanamento, precisando che alcune ospiti della struttura avevano riferito che la minore, prima di fuggire aveva contattato un’utenza - già oggetto di intercettazione autorizzata - utilizzando un apparecchio avuto in prestito da un’altra ospite nel medesimo centro, aggiungendo inoltre che in data 19 agosto, la minore veniva notata da una volontaria del predetto centro nell’area aeroportuale di Fontanarossa mentre si accingeva a salire a bordo di un pullman di linea diretto a Roma.

Sulla scorta di quanto appreso, gli investigatori della Mobile hanno messo in campo un piano per il rintraccio della giovane che, in effetti, poche ore dopo veniva rintracciata da una pattuglia della Polizia Stradale a bordo di un autobus diretto a Roma.

L’attività tecnica permetteva di ricostruire con esattezza tutte le fasi del prelievo della giovane. In particolare nella serata del 14 agosto, nel corso di una conversazione tra Osarieme e A. M., la donna attivava la modalità “conference call” chiamando un’utenza alla quale rispondeva la vittima minore: A.M. poneva alcune domande alla giovane finalizzate a organizzare la fuga, chiedeva in particolare l’indirizzo del centro di accoglienza. In data 18 agosto, giorno della fuga, venivano registrate numerose conversazioni che, con la modalità “conference call”, vedevano coinvolte anche la sorella della vittima che Osarieme Victoria non riusciva a contattare.

Avuta conferma del prelievo, Osarieme contattava immediatamente la sua famiglia in Nigeria per dare la notizia alla madre: ai familiari precisava che la vittima sarebbe stata ”messa” su un pullman e lei stessa sarebbe andata a prenderla all’arrivo; concludeva precisando di aver mandato altri 500 euro in Nigeria. 

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