Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Estorsioni, arrestati a Roma 5 catanesi: due appartengono al clan Mazzei-Carcagnusi

L'indagine è stata avviata a seguito della denuncia di un imprenditore romano nei confronti di un pregiudicato di origini catanesi. Uno dei malviventi arrestati era latitante

Cinque catanesi, tra cui un latitante,  sono stati arrestati stamattina al termine di un blitz che ha coinvolto Roma, Catania e Palagonia. I 5 soggetti, sarebbero legati al clan Mazzeo - Carcagnusi e accusati di  "tentata estorsione" ed "estorsione”, aggravati dal metodo mafioso, "procurata inosservanza di pena" e "possesso di documenti di identificazione falsi".

L'indagine è partita dalla denuncia di un imprenditore romano operante nel settore del noleggio di autoveicoli a medio e lungo termine, nei confronti di un pregiudicato di origini catanesi, stabilitosi ormai da decenni con la propria famiglia nel litorale sud della capitale. Nella circostanza, l'uomo  riferiva che il catanese, con la sua convivente romana, di professione agente immobiliare, ed altri soggetti siciliani, facendo ricorso a minacce e violenze, aveva tentato in quattro distinte occasioni, tra il 10 ed il 14 luglio 2016, di estorcergli circa 50.000 Euro, riuscendo infine, il 14 luglio, a farsi consegnare 2.000 Euro.

Le indagini, sviluppate anche grazie ad alcune intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno consentito di ricostruire  l’intera vicenda, permettendo l'identificazione di tutti i partecipanti . E'  stato accertato che il pregiudicato di origine catanesi, fingendosene legittimo proprietario, nel giugno 2016 aveva ceduto tre autovetture del valore complessivo di circa 60.000 euro all' imprenditore. Dopo aver ricevuto circa 30.000 euro a titolo di anticipo del prezzo complessivo concordato per i tre veicoli - da saldarsi all’atto del formale passaggio di proprietà – il pregiudicato catanese aveva preteso anche la restituzione delle tre vetture o, in alternativa, la dazione di ulteriori 50.000 Euro da parte della vittima.

Al fine di vincere le resistenze della vittima, il pregiudicato catanese, la sua convivente ed altri quattro soggetti di origine siciliana, tra il 10 ed il 14 luglio, avevano minacciato di morte e malmenato l’imprenditore, e lo avevano anche informato di essere appartenenti ad un’organizzazione mafiosa operante nella provincia di Catania. Il 14 luglio 2016, dopo le reiterate minacce, avevano costretto la vittima a firmare un assegno del valore di 2000 euro, incassato nei giorni successivi. Nel pomeriggio del 18 luglio 2016, due dei sei estorsori, , erano già stati arrestati in flagranza di reato per aver picchiato l’imprenditore e per averlo rapinato della somma contante di 1.600 Euro, fatti avvenuti presso l’attività commerciale della vittima,nei pressi della stazione ferroviaria Roma-Tiburtina.

E' stato inoltre evidenziato durante l'indagine che due soggetti catanesi,responsabili delle estorsioni denunciate dalla vittima ed arrestati oggi dai carabinieri, appartengono effettivamente alla famiglia di mafiosi catanesi denominata Mazzei-Carcagnusi, legati alla più nota famiglia di Cosa Nostra catanese dei Santapaola. Uno di loro, infatti, annovera condanne definitive per omicidio e associazione di tipo mafioso. L’altro, invece, figlio di un ergastolano condannato per omicidio e associazione mafiosa, si era reso irreperibile dallo scorso mese di marz oa seguito di una condanna definitiva ad 8 anni di reclusione per rapina aggravata e porto abusivo di armi. Le attività investigative hanno permesso di stabilire che l'uomo, sebbene latitante, aveva partecipato alle estorsioni.  Lo scorso 8 agosto, individuato nell’ambito delle attività in corso, i carabinieri di Roma lo avevano fatto arrestare dai colleghi di Catania mentre si trovava all’interno di un centro commerciale con la moglie per compiere acquisiti, durante una trasferta in terra etnea.

Dalle indagini svolte dal nucleo investigativo di Roma è emerso che il latitante, utilizzando documenti contraffatti ed avvantaggiandosi dell’appoggio logistico del conterraneo , aveva ormai stabilito il suo covo nell’area laziale compresa tra Aprilia e Pomezia.

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