La Sicilia piange Romano Mascali, icona della radio isolana

Lo scorso giovedì 23 aprile, a causa di una malattia incurabile, si è spenta una persona cara a molti, una figura che merita uno spazio speciale nella storia della radiofonia siciliana: Romano Mascali. Aveva 59 anni

Lo scorso giovedì 23 aprile, a causa di una malattia incurabile, si è spenta una persona cara a molti, una figura che merita uno spazio speciale nella storia della radiofonia siciliana: Romano Mascali. Aveva 59 anni. Romano ha speso la sua vita per la radio in tutte le sue forme. Appassionato da sempre di trasmissioni via etere, fu protagonista dell’epopea radiofonica catanese, buttandosi a capofitto nell’avventura delle radio private. Negli anni ‘80 era già una delle voci più celebri e amate in città, conducendo alcuni dei programmi più seguiti del periodo sulle stazioni radio più popolari. Il suo successo era frutto di fattori molto semplici, ma non sempre così scontati: la simpatia, l’acume e la granda passione (poi trasformata in cultura) per la musica. Si esibiva anche in consolle nelle maggiori discoteche di Catania, facendo (letteralmente) ballare pure le pietre, grazie ad una capacità istintiva di selezione musicale e ad una tecnica di missaggio sopraffina, riconosciuta universalmente. Quello che Romano Mascali aveva in più rispetto ai coetanei, colleghi ed omologhi era la visione, caratteristica che lo accompagnò costantemente durante tutta la carriera, portandolo a clamorosi picchi di successo e fornendogli ogni volta le energie e la resilienza necessarie per risalire la china dopo i momenti più severi. Mentre gli altri ancora gongolavano, accecati dal protagonismo, travolti dai fasti delle radio libere e dei primi eventi di massa indoor e outdoor, Romano aveva già capito che per trasformare la sua passione in un mestiere doveva fare le cose sul serio. Decise di mettersi in proprio, fondando insieme ad altri soci Radio Studio Centrale, ancora oggi una delle più longeve e produttive radio locali italiane, assumendo inevitabilmente il ruolo di Direttore Artistico. L’impegno, i sacrifici e le responsabilità di un duplice ruolo così oneroso lo portarono probabilmente ad affievolire gradualmente la sua efficacia come conduttore, attività che nonostante tutto ha portato avanti fino all’ultimo, tra alti e bassi, con dignità, professionalità e l’inconfondibile e “consueto ci-a-o”. Come direttore ottenne soddisfazioni formidabili grazie alle sue intuizioni. In anni in cui i network e le stazioni internazionali erano ancora chimere, Romano fu precursore della radio moderna, organizzata e professionalizzata. Promosse e portò avanti la politica della qualità e della distribuzione del segnale; l’innovazione nella bassa frequenza; la selezione e la formazione accurata delle voci; l’introduzione di clock e playlist; la produzione di jingle realizzati da studi professionali; la collaborazione diretta con le maggiori etichette discografiche; l’ampliamento dell’archivio musicale. E avviò molte altre innovazioni che la stragrande maggioranza di radioline italiane neanche sapeva cosa fossero. Romano Mascali fu tra i primi a comprendere le opportunità della tecnologia digitale e delle automazioni per la gestione dei palinsesti pubblicitari, della musica, del palinsesto editoriale e di molti altri aspetti tipici di una stazione radio. Credeva fortemente nella contaminazione e tutti gli anni era il primo a partire per Sanremo, dove incontrava artisti, conduttori, discografici, editori e giornalisti con cui condivideva spunti, idee e tendenze. Nei radio tour nazionali, ogni artista italiano esigeva un’intervista negli studi de “la radio di Romano”. Contribuì a lanciare e supportare anche molti new music act, su tutti Carmen Consoli, che nutre ancora oggi affetto e riconoscenza immutati verso di lui. Come imprenditore Romano ha anche il grande merito, specie se rapportato a un territorio difficile e commercialmente timido, di aver creato opportunità nel mercato siciliano, di aver fatto girare a lungo l’economia locale, di aver creato una rete a favore degli imprenditori etnei. Con la sua azienda contribuì economicamente alla causa comune anche grazie ai numerosi posti di lavoro regolari che creò, assumendo personale senza mai tenere nessuno sulla graticola della precarietà. La visione portò Romano a toccare ogni singolo aspetto della radio, forse a volte per necessità, ma mi piace pensare che nella maggior parte dei casi lo faceva per comprenderne i limiti e per misurarsi con se stesso. Vendeva la pubblicità, faceva la voce per la pubblicità; sapeva riparare una cuffia o un mixer; era esperto di computer, installava software e smontava hardware; era programmatore, disegnava e realizzava siti internet; conosceva i trasmettitori e se necessario si arrampicava sui tralicci. Sapeva ogni cosa, in ogni ambito, ed era puntualmente il primo della classe in ogni sfida che affrontava. Questo usurante ed incessante impegno evidentemente gli toglieva tempo per creare, ideare, pensare. Per questo capì presto che aveva bisogno di altre orecchie, altri occhi e altre teste pensanti intorno a se. Aveva bisogno di alimentare la fiamma della sua stessa passione circondandosi di persone in cui ardesse lo stesso sentimento verso la radio. Ecco perché Romano fu uno dei maggiori talent scout della radio siciliana: diede l’opportunità di entrare nell’affascinante mondo della radiofonia a generazioni di conduttori, tecnici e dj, alcuni dei quali, oggi, sono radiofonici affermati, dentro e fuori i confini siciliani. In tanti dobbiamo essergli eternamente grati. Questo era il Romano Mascali radiofonico, professionista e manager. Volutamente ho tralasciato ricordi personali del periodo professionale vissuto insieme tra il 1994 e il 2002, sempre all’insegna della stima, della gratitudine e del rispetto, degni di un fratello maggiore. Questo è il lascito di un ragazzo innamorato come noi della radio, che con lucidità e lungimiranza ha saputo mettere da parte ogni protagonismo per tramandare passione ed arte durante e dopo la sua esistenza unica e speciale. Addio Romano. E grazie.

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