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Quei sacchi pieni di cenere nei fondali del Lungomare, non è allarme

Centinaia di sacchi con all'interno una misteriosa polvere rossa. Sacchi che sarebbero stati affondati nei pressi del Lido Bellatrix e che, a seguito di un video girato da un sub durante una delle sue immersioni, stanno facendo il giro del web creando un po' di allarmismo

Centinaia di sacchi con all'interno una misteriosa polvere rossa. Sacchi che sarebbero stati affondati nei pressi del Lido Bellatrix e che, a seguito di un video girato da un sub durante una delle sue immersioni, stanno facendo il giro del web creando un po' di allarmismo.

In realtà, non si tratterebbe di "scempio ambientale" ma di un cumulo di sacchi contenenti sabbia vulcanica utilizzati per svolgere i lavori compiuti dal Comune di Catania e autorizzati dalla Capitaneria di porto.

L’idea di un canale di gronda risale, infatti, alla prima sindacatura Bianco. Con un mutuo ottenuto dal Comune, di due milioni e 800 mila euro sono stati effettuati i lavori necessari per questo tratto la cui ultima parte corre sotto l’aiuola e sotto il mare.

"I lavori sono stati condotti con il sistema cosidetto 'microtunneling'- come spiegava il Comune in una recente nota -  ovvero con l’uso di una “talpa” trivellatrice per l’esecuzione dello scavo orizzontale anche sul fondo marino con un miglioramento della qualità dell'opera e senza interrompere il  traffico veicolare di via Acicastello per un lungo periodo. La macchina, arrivata a Catania con una nave, è stata posizionata a terra ed ha perforato il fondo marino secondo un determinato profilo raggiungendo la profondità di oltre 10 metri ovvero circa 30 metri dal pelo dell’acqua, per una  lunghezza complessiva di circa 300m dalla costa".

La notizia, inoltre, risale al 2013 ed è stata portata alla ribalta della cronaca dal Codacons. "Il canale di gronda di Catania rischia di essere una bomba ecologica ad orologeria che potrebbe provocare ingenti danni con un tratto di costa ad alto rischio - si leggeva nella denuncia di allora -Per lo scavo del canale, almeno per la parte sommersa, è stata utilizzata la tecnica dell 'horizontal drilling che prevede l' impiego di una "talpa" in grado di scavare un tunnel a partire da un pozzo, senza dover quindi operare dalla superficie con i tradizionali scavi a cielo aperto. Per motivi legati a questa tecnica, alla base sommersa della scarpata rocciosa che è stata perforata, è stata preventivamente realizzata una struttura atta a regolarizzare il fondale e a compensare le pendenze. A fine scavo il tutto doveva essere rimosso - specificano ancora dal Codacons etneo - Pare invece che, non solo non sia stato rimosso nulla, ma che non vi sia alcuna intenzione di farlo". 

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