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Salvamamme-salvabebè, da Roma a Caltagirone in auto di una mamma

Stavolta in difficoltà c'è una mamma di Caltagirone che ha lavorato per ben 27 anni a Torino presso una grande azienda italiana, l'Olivetti: tornata in Sicilia per accudire i genitori, in seguito alla loro morte, ha subito un crollo finanziario e si è trovata ad affrontare questa triste realtà

Tra “royal baby e mum”, ci si dimentica spesso di tutte quelle famiglie che non arrivano a fine mese: mancano i soldi, il cibo, e spesso la forza ed il coraggio di andare avanti. Questa volta vogliamo raccontarvi la storia di un’associazione romana, Salvamamme-salvabebè che ha preso a cuore il caso di una mamma di Caltagirone.

Il progetto nasce nei primi anni ’90 a causa di frequenti ritrovamenti di corpicini all’interno di cassonetti dei rifiuti. 

“Incominciammo ad attaccare adesivi sui cassonetti, riproponendo la 'ruota degli innocenti' e riuscimmo alla fine a rendere praticabile, con il Policlinico Umberto I di Roma, una possibilità che esisteva quasi solo sulla carta: il 'parto anonimo', la possibilità cioè di partorire anonimamente nei pubblici ospedali e lasciare il neonato, subito accolto in una famiglia, eseguiti gli obblighi di legge”, racconta il Presidente Maria Grazia Passeri. “Fu la strada che ci portò ad intercettare tante 'mamme a rischio'. Ma con una grande sorpresa, perché le mamme dicevano 'Ci dite come lasciare il bambino, ma noi il piccolo lo vogliamo tenere: aiutateci a tenerlo!' Capimmo che occorreva dare a queste mamme una mano concreta e non fermarsi a generiche manifestazioni di affetto”. 

A Salvamamme si rivolgono oltre cinquemila famiglie, mamme per lo più, ma anche tanti papà, con i loro bambini (circa ottomila); molta attenzione è prestata al momento cruciale dell’ultimo periodo della gravidanza e dei primi mesi di vita del piccolo e vengono offerti beni, servizi, accoglienza e formazione. 

“L’immensa mole dei beni che affluisce all’Associazione proviene da oltre cinquemila famiglie di donatori: vestiario, giocattoli, alimenti, libri per l’infanzia e l’adolescenza e così via. Pensiamo al bambino che arriva a scuola con le scarpe rotte, senza aver mai visto un libro, una bambola, un supereroe: è l’esclusione, l’esser vittima destinata dei bulletti” continua Passeri.

Tra le mamme che da più tempo frequentano l’Associazione, non poche sono diventate volontarie. 

“Si è venuta formando una rete di estese collaborazioni con istituzioni pubbliche, del privato sociale e religiose. Il bilancio di questi anni di lavoro è sicuramente molto positivo, nonostante l’enorme fatica, anche materiale, le difficoltà che ogni giorno si accavallano una sull’altra, le incomprensioni. Ma poi l’incontro con la generosità e la solidarietà stimolano le forze e il coraggio indispensabili per andare avanti e, al di là dei riflessi personali, l’opera svolta è stata ed è di grande rilievo perché l’Associazione ha saputo cogliere e ad evidenziare zone scoperte nella grande macchina dello stato sociale, nelle quali è stato possibile riuscire ad intervenire, superando resistenze di apparati avvitati su se stessi”, sottolinea il Presidente Passeri. 

Stavolta in difficoltà c’è una mamma di Caltagirone  che ha lavorato per ben 27 anni a Torino presso una grande azienda italiana, l’Olivetti: tornata in Sicilia per accudire i genitori, in seguito alla loro morte, ha subito un crollo finanziario e si è trovata ad affrontare questa triste realtà.

“Ero venuta in contatto con loro già durante la seconda gravidanza: io e mio marito eravamo senza lavoro e così, tramite il web, venni a conoscenza di questa associazione. Mi aiutarono fornendomi il corredino, gli alimenti (soprattutto il latte), e non da ultimo il sostegno psicologico e morale. Da quando ho cominciato a chiedere aiuto -racconta la mamma che preferisce rimanere anonima-  ho anche subito pesanti umiliazioni, ma non mi fermo perché lotto per i miei figli: adesso ho uno sfratto in corso e aspetto per una casa popolare. Non voglio dare una colpa al Comune, perché capisco benissimo che sta attraversando una fase difficile e ci sono tante altre famiglie che chiedono: è pure vero che in questo contesto, però, non tutti vengono trattati allo stesso modo. Nella mia vita io ho sempre lavorato, anche facendo i lavori più umili e, quando ho potuto, ho dato una mano a chi era in difficoltà. Ci sono tantissime altre famiglie di Caltagirone che vivono questa condizione di disagio, ed è molto umiliante chiedere, soprattutto se non ci si è mai stati abituati: se lo faccio, è perché ne ho realmente bisogno. Sono arrivata al punto che se ho i soldi per pagare l’affitto, mi mancano quelli per fare la spesa: Salvamamme questa volta mi è venuta incontro fornendomi un sussidio economico per pagare delle bollette".

“Anche dal lato di chi dona, ci vuole il 'cuore' per farlo -ribadisce-  io sono immensamente grata all’associazione, ed al suo Presidente, per il fatto che sono davvero degli angeli terreni. Mariagrazia è la mamma di tutte noi, è molto delicata e comprensiva, non ti umilia mai, al contrario di quanto accada altrove. Il mio sogno nel cassetto è quello di poter aiutare il prossimo: sto cercando di riaprire una associazione che si occupava di questo, nella quale lavoravo prima che mi succedessero queste cose. Bisogna aprire il cuore alla gente: io sono un soldato che si muove sempre, fin quando vincerà la Guerra, non mi stancherò mai e sono sicura che con l’aiuto del Signore ce la farò!” conclude la mamma, lanciando un appello alla comunità: “ Non chiedo nulla, solo che qualcuno mi venga incontro aiutandomi, nei limiti del possibile, con il trasloco perché lo sfratto è imminente e non posso permettermi di pagare!”

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